Tratto dal commento di Shaykh Muhammad al-Hashimi, introdotto da Jean-Louis Michon
Questa particolare scacchiera è il tabellone di un gioco, molto simile allo “Snakes and Ladders” diffuso nei Paesi anglosassoni. Il gioco italiano più simile è il classico “Gioco dell’Oca”.
Le regole sono molto semplici: partendo dalla prima casella – n.1 – si procede lanciando i dadi e seguendo le indicazioni delle case “speciali”. Alcune caselle, infatti, sono contraddistinte da frecce, che proiettano il giocatore in avanti facendolo avanzare rapidamente. In altre, il viaggiatore trova invece una serpe, la quale lo costringe a ritornare sui suoi passi. Il diagramma della versione esaminata in questo breve testo non raffigura serpenti, bensì rampini e catene che, nello stesso spirito, riportano in basso il giocatore.
Attribuito a Muhyi al-Din Ibn al-Arabi, il gioco rappresenta le cento stazioni o tappe della Via, ciascuna contrassegnata da una qualità. Non bisogna farsi ingannare dalla numerazione progressiva: chi ha giocato almeno una volta al Gioco dell’Oca, ricorderà che il lancio dei dadi fa sì che non si proceda un passo alla volta. Talvolta si avanza velocemente e altre invece ci si ferma un turno. Questo significa che non necessariamente la propria pedina si fermerà in ogni singola casella, una per volta ed in maniera lineare; eppure, una volta arrivati in fondo, le si avrà attraversate tutte, sia che il giocatore vi si sia soffermato, sia che le abbia “saltate” con un balzo in avanti. Il Gioco dell’Oca, esempio a noi più familiare, è ancora più spietato: alcune caselle celano una squalifica immediata dal gioco.
Le frecce e le catene non attraversano lo scacchiere in modo casuale. Salendo o scendendo, si passa da altre caselle che vanno a formare dei percorsi nel percorso.
Tuttavia, chi vuole riuscire nell’impresa di compiere questo viaggio ha bisogno di uno Shaykh, un Maestro con cui camminare, fino a quando il discepolo non avrà fatto ingresso nella Presenza dell’Unità (hadrat al-tawhid). Egli vedrà dunque che Allah è l’Agente Unico di tutto ciò che è manifestato nell’Esistenza e che il servitore (‘abd) è la sede (mazhar) della manifestazione delle azioni, poiché le azioni sono incidentali e non possono che esteriorizzarsi tramite un corpo (jism). Se quindi non ci fossero gli organi esterni di un servitore, l’Altissimo non farebbe apparire alcuna azione nell’Esistenza. Questo significa che non ci sarebbero prescrizioni e nulla vi sarebbe sottoposto. A tale proposito, troviamo nel Corano (As-Saaffaat, 96): “mentre è Allah che vi ha creati, voi e ciò che fabbricate” e ancora “Allah non impone a nessun’anima al di là delle sue capacità. Ad essa ritorna ciò che avrà ottenuto e contro di essa ciò che ha demeritato” (Al-Baqara, 286).
Troviamo ancora gli obblighi del servitore nel poema di Ibn Ashir, intitolato “Al-Murshid al-Mu’in”, ovvero “la guida essenziale nell’acquisire la scienza religiosa”:
Che il discepolo si doti di uno Shaykh, il quale conosca il percorso,
che lo proteggerà dai pericoli del viaggio,
che gli ricorderà Allah quando lo vedrà
e che condurrà il servitore al suo Maestro supremo;
Allora conoscerà, tramite Lui,
libero,
ed il suo cuore si svuoterà di tutto ciò che non sia Lui.
Gli Scacchi sono dunque uno schema così ripartito: ● Esiste un inizio – la non-esistenza, il nulla; ● Si compie un viaggio lungo un itinerario, avanzando in una direzione; ● Esistono il viaggiatore, le dimore, le stazioni, i gradi e gli abissi; ● Esistono un Agente, che governa, ed un oggetto governato, il quale rappresenta la condizione
del servo, mortale e contingente dinanzi al suo Creatore e Maestro Eterno, Immutabile, Erede
di tutte le cose, allo stesso tempo principio, fine e intermezzo dell’itinerario del Suo servitore; ● Lungo la Via, il servo è bersaglio delle frecce che lo arrestano, è responsabile delle sue
tendenze e delle sue azioni, commesse a causa delle passioni ed in totale libertà.
Stazioni e Conseguenze
1. Il nulla – al-’adam: contropartita dell’esistenza possibile. Esiste o non esiste,
indifferentemente, poiché fa parte delle possibilità simmetriche. Ammette uno “spostamento”
verso la manifestazione, ovvero la Forza e la Volontà Divine possono far uscire le potenzialità
dal niente alla manifestazione. 2. La nascita dell’esistenza – wiladat al-wujud. 3. La contentezza – bab al-rida: in altre versioni detta anche “questo mondo terreno”, nel
senso del dunya in cui esistiamo. In entrambi i casi il senso è lo stesso, chiunque veda il mondo ne è soddisfatto ed appagato. Questo agio nei confronti del mondo fa sì che si venga
sospinti verso la stazione successiva. 4. La passione – al-shahwa: passione animalesca. 5. Lo svilimento, l’umiliazione – madhalla: per soddisfare le proprie passioni si cade talmente
in basso da finire alla stazione n. 6. 6. Sotto terra – taht al-thara: i bassifondi a cui conduce la degenerazione. E’ il momento in
cui, senza il giusto aiuto, si passa al punto 7. 7. La cieca impulsività – al-jahala: manifestazione di aggressività nei confronti delle persone,
le quali reagiscono allo stesso modo. Per evitare di essere resi “pan per focaccia”, è necessario
nascondere questa impulsività, ma l’attesa del momento in cui esercitarla conduce all’odio. 8. L’odio – al-hiqd: odio come conseguenza del castigo ricevuto da chi non ha saputo
controllare i propri impulsi. 9. Le cattive azioni – al af’al al-sayyi’a: azioni esteriorizzate. Un proverbio spiega che “chi
cela il male nel suo cuore, Iddio lo ricopre con il mantello del male stesso”, ovvero il male
nascosto emerge alla luce del giorno attraverso le azioni. 10. La prova – al-mihna: conseguenza delle azioni nefaste, la prova consiste nel castigo,
condizione a dir poco sgradevole e di difficile sopportazione. 11. La mancanza di adab: una carenza di “buone maniere”, non solo rispetto agli individui, ma
nei confronti del Creato e Allah stesso. L'abbrutimento del castigo provoca una perdita di
gentilezza e pudore rispetto ad Allah e tutte le Sue creature.
La mancanza di adab conduce alle cattive azioni (9). 12. Il tradimento – khiyana: l’estrema conseguenza della perdita di remore di cui sopra, ovvero
il tradimento di Allah e del Suo Profeta. 13. Le azioni esecrabili – al-af’al al-dhamina: condannate dalla legge divina e contrarie alla
dignità umana. Si tratta di azioni che però non nuocciono che a chi le compie, come ad
esempio bere del vino. 14. Jahannam: fuoco della collera: Chi cede alla collera sperimenta un assaggio del fuoco
infernale, come ben illustrato dal Profeta: la collera viene dallo Shaytan, creato dal fuoco, ed
il fuoco si spegne solo con l’acqua, dunque chi si arrabbia faccia l’abluzione. Ricordiamo
anche che astenersi dal cedere alla collera fa parte delle prescrizioni associate al digiuno. 15. Le cose proibite – al-manahi: commesse per l’errata convinzione che Allah non accetti il
proprio pentimento né che lo faciliti. La situazione inizia però a destare inquietudine nel
viaggiatore. 16. Il grande oceano – al-bahr al-azim: collera ed inquietudine si mescolano nell’uomo, che
sente di annegarvi come in un oceano. Egli ripensa alle proprie azioni e si sente senza
speranza, dunque in lui nasce il rimpianto. 17. Il rimorso – al hasra: una forma di nostalgia che, se è sincera, si accompagna anche alla
presa di coscienza di quanto necessario per correggere le azioni passate. Rattristarsi per le
proprie mancanze senza spronarsi a fare meglio è segno che l’uomo vive nell’illusione.
Questo rammarico è inutile. 18. Il brutto carattere o la maldicenza – al-khuluq al-sayyi/al-ta’n: manifestandosi nei
confronti degli altri, genera rimprovero. Per evitare il rimprovero, non resta che tentare di
nascondere il proprio carattere, cosa che sfocia nell’ipocrisia. 19. L’ipocrisia – al-nifaq. 20. Il sussurro o la pietà – al-waswas/taqwa: un’esagerazione della pietà. Il servitore ha la
sensazione di mancare ai suoi pii doveri e di non esserne all’altezza. Il sentimento di
imperfezione assume proporzioni enormi che lo dominano, provocando una contrazione. La
contrazione conduce all’espansione (vedi sotto), suo contrario complementare. Il sussurro
sopraggiunge all’uomo quando egli è impegnato in azioni di adorazione, per causare
distrazione e dubbio. 21. L’espansione – al-bast o l’ubriachezza – sukr: una gioia e grande apertura, che però devono
essere contenute entro i limiti dell’adab. Umiltà, rispetto e controllo della lingua, poiché le
parole sono veloci a fuggire dalla bocca (Ibn Ajiba). Chi non rispetta l’etichetta dell’adab
cade rapidamente nella bramosia. 22. La bramosia – tama’: ovvero il desiderio di qualcosa senza impiegare i mezzi appropriati
per ottenerla. Riprovevole se nei confronti di Allah ma anche se nei confronti di altre persone.
Ibn ‘Ata’Allah sottolinea che siamo schiavi di ciò che bramiamo. 23. Il desiderio figurato – al-’ishq al majazi: innamorato della bellezza degli uomini e della
loro benevolenza. Se questo desiderio si impadronisce del suo cuore, il viaggiatore è sospinto
in avanti fino al desiderio reale (44). Se, invece, questo desiderio non è insediato ma solo
leggero e transitorio, avanza in avanti fino all’oceano. 24. L’oceano – al-bahr: allegoria della perplessità, in cui è facile annegare, non sapendo come
ottenere l’oggetto del proprio desiderio. Animale terrestre, la sua natura obbliga l’uomo a
cercare il terreno, che però nel caso dell’oceano è il fondo marino, verso il quale è
inesorabilmente trainato. Impaurito da questa prospettiva, fugge e si appiglia a tutto ciò che
può ancorarlo alla terraferma, poiché l’unica terraferma che i flutti possono offrire comprende
il soffocamento e la fuoriuscita dello spirito dal corpo. 25. La terraferma – al-ard: l’uomo fugge verso la terraferma, ma non appena si sente in salvo,
ecco arrivare bestie feroci, insetti e vespe che si nutrono dei cadaveri rigettati dalle acque.
Prova a difendersi, ma le bestie non aspettano che la sua morte o il suo sonno. Tutto ciò
genera paura. 26. La paura – al-khawf: con la paura, può accadere che l’uomo senta una voce, che gli dice:
“...non abbiate paura di loro, ma temete Me se siete credenti” (Aal-i-Imraan, 175), ovvero:
“Sono con voi ovunque voi siate” (Al-Hadid, 4). 27. Il timore – al-khashyia: l’uomo dunque è stato condotto al timor divino, o secondo altre
versioni allo spavento, wahsha, di tutto ciò che non sia Lui. Il timore divino e la fuga verso di
Lui da tutte le altre cose lo conducono verso Al-A’raf.28. Al-A’raf: un luogo fra Paradiso ed Inferno, i cui abitanti vedono coloro che abitano questi
due luoghi “e tutti si riconoscono per i loro segni” (Al-A’raf, 46). Questo conduce ad
implorare Allah. 29. L’implorazione ad Allah – dua al-Haqq o lo svolgimento della lingua – talq al-lisan:
l’uomo implora Iddio di salvarlo dall’obbrobrio del mondo, ma anche dal castigo dell’aldilà e
di farlo entrare in Paradiso, in compagnia dei suoi abitanti. Sul punto di trovare compagnia, il
servo pensa che essa corrisponda al suo desiderio, correndo il rischio di incappare nelle
cattive compagnie. 30. La cattiva compagnia – al-suhbat al-radiya: troviamo due generi diversi di cattive
compagnie; quella i cui effetti sono esteriori e la corruzione è apparente agli occhi di tutti e
quella i cui effetti sono celati, interiori. Quest’ultima è la peggiore, proprio per il suo carattere
occulto, invisibile persino agli occhi proprio di coloro la cui frequentazione è sconsigliata. Si
tratta di tre categorie di uomini: i mistici ignoranti, i predicatori iprocriti, i prepotenti
sconsiderati, in ordine di pericolosità. Coloro che disobbediscono apertamente vengono dopo
queste tre categorie.
La cattiva compagnia rimanda indietro alla cieca impulsività (7). 31. Il deserto – al-sahra’: simbolo dell’isolamento tra i suoi simili. Diventa triste,
considerandosi uno stolto, cosa che lo porta ad un’afflizione della mente. 32. La ragione malata – al-’aql al-saqim: non trovando alcuno che meriti, ai suoi occhi, la su
compagnia o che la ricerchi, il viaggiatore inizia a pensare male di Allah, pensando che gli sia
stata destinata solo cattiva compagnia. Pensa male dei servi di Allah poiché ai suoi occhi
nessuno è meritevole. Se non indugia, riesce ad avanzare. Da qui si torna indietro al punto 5,
l’umiliazione o lo svilimento. 33. L’ignoranza – al-jahl: ignoranza di Allah, della Sua promessa e della Sua minaccia. Tradisce
la fiducia ricevuta, rompe il patto e supera i limiti. Se però non si fa fermare dall’ignoranza,
procede. L’arpione fa cadere alla stazione 6, sotto terra. 34. L’invidia – al-hasad: il servo supera l’ignoranza poiché vede che altri sono stati benedetti
con salute e prosperità, ma ciò lo rende invidioso. Se riesce a superare l’invidia, giunge
all’aria. L’invidia riconduce in basso, cadendo fino al punto 16, il grande oceano della
perplessità. 35. L’aria – al-jaw: in altre varianti è il cielo, ovvero lo spazio in cui l’uomo tenta di fuggire in
volo per scappare dalle ristrettezza terrene. Poiché l’uomo non sa volare, finisce per cadere
nel disprezzo. 36. Il disprezzo – al-kurh o la montagna – al-jabal: l’uomo disprezza il mondo, sé stesso e la
sua vita, al punto di desiderare la morte, che però non arriva. 37. L’impotenza – al-’ajz: desiderando solo di morire, l’uomo si sente incapace di liberare la sua
anima dalla situazione in cui si trova. Riconosce la propria impotenza. 38. Ciò che è richiesto – al-murad al-matlub: al servo è dunque richiesto proprio questo,
ovvero che prenda coscienza dei suoi attributi, tra i quali anche l’impotenza e la dipendenza.
Una volta realizzata questa presa di coscienza, l’uomo può avanzare. 39. La compassione per l’uomo nudo – al-tarahhum al-’uryan: sente nel suo cuore tenerezza e
pietà per colui che vede nudo e affamato. La nudità in questo caso è metafora per indicare lo
stato di indigenza manifesta dell’uomo. Se il viaggiatore si sofferma in questa stazione, verrà
sospinto in avanti di molti passi, fino alla stazione 57, la buona moralità. Se invece non si
ferma, avanza di uno. 40. La buona compagnia – al-suhba al-tayyiba: il servo ha capito che deve stare in compagnia
e che essa debba essere buona. La necessità di scegliersi bene i propri amici è ben conosciuta.
Chi si trattiene in buona compagnia, avanza fino al punto 64, le opere buone. 41. La lealtà approvata – al-amanatu-l-mardiyya: consiste nello preservare la propria
interiorità ed esteriorità dalla caduta verso ciò che la legge divina ha dichiarato proibito o
detestabile, poiché la leale compagnia è quella da cui non si subisce né danno né inganno. 42. La voce sottile – al-sawt al-latif: dopo aver tratto beneficio dalla lealtà, il viaggiatore
approda ad una stazione in cui sente una voce rabbani, del Signore, che si esprime nella lingua
dello spirito e che discorre nello stesso senso delle Surat Ad-Dhuhaa, Ash-Sharh e
Al-Kawthar, ovvero incintando alla speranza ed alla pazienza davanti alle avversità. L’anima
trova questa voce soave e vorrebbe conformarsi ad essa nella maniera più perfetta, tuttavia né
la sua forza né le sue membra gli sono d’aiuto. Tutto ciò mette il servo in difficoltà. 43. La difficoltà – al-kadar: l’anima del viaggiatore è turbata. Risente dell’influenza che hanno
su di essa le impressioni sensoriali, dell’accumulo delle difficoltà di questo mondo e dei
problemi insormontabili che vi si incontra. Ibn ‘Ata Allah spiega negli Hikam che il dunya, a
causa della sua natura, non può che mostrare fatti ad essa conformi, dunque problemi e
preoccupazioni. Allah ne ha fatto una miniera di difficoltà, affinché il viaggiatore sia spinto a
rinunciarvi , a voltargli le spalle e a dirigersi con slancio verso il mondo supremo. 44. Il desiderio reale – al-’ishq al-haqiqi: questa spinta porta al desiderio che provano le anime
e gli spiriti per il loro Creatore, che le ha dotate di tutte le benedizioni materiali e spirituali.
Nelle parole del Profeta, “l’amante è agli ordini dell’amato”, ovvero una volta che il cuore
ama qualcosa, esso vi si dona, vi si sottomette e obbedisce a tutto ciò che gli ordina. Il cuore
conosce una sola direzione e l’uomo non ha che un solo cuore. Satana viene però a ricordarci
che per consacrarsi unicamente ad Allah, non si può certo avere il cuore occupato da legami
famigliari, dalla casa, il lavoro e così via. Occorre spogliarsi di tutto ciò. 45. Le rovine – al-kharabat o la sventura – al-wabal: provando avversione per tutto ciò che lo
tiene lontano da Allah, rompe tutte le relazioni mondane. Il distacco interiore che sente gli
sembra incompatibile con i legami esteriori, ma questo è solo perché non vede e non conosce
se non ciò che appartiene al mondo sensibile dell’esteriorità. Se si ferma a questo stadio, il
suo mondo è compromesso: abbandonati i suoi mezzi di sostentamento, cade nella povertà e
distrugge quelle che sono in realtà le fondamenta della sua Via spirituale. Il suo petto si
chiude ed il suo carattere si inasprisce. Se non si arrende, arriva all’estinzione. Chi si
soffferma in questa stazione, viene trascinato giù fino a tornare al punto 18, il brutto carattere. 46. La cancellazione nella cancellazione – al-mahwu fil-mahwi: questa espressione indica
l’abbandono ad allah (tawakkul). Gli universi si dissolvono dal suo cuore, non vede in essi
alcuna utilità e nessun danno e la coscienza di questa cancellazione scompare dal suo cuore.
Si accorge che questo stato è un effetto della grazia divina e ciò lo porta al passo successivo. 47. Il perfetto intelletto – al-’aql al-kamil o l’adesione – tahqiq: l’intelletto che coglie
l’enunciazione Divina e la comprende nel senso che piace ad Allah, che mette tutte le cose al
loro posto, in maniera aderente al piano. Vede che gli universi si affermano con
l’affermazione divina e si cancellano con l’Unità della sua Essenza: gli attaccamenti e le
passioni dell’anima si trasformano in diritti divini e il servitore se ne serve per obbedire ai
decreti di Allah. Non esiste più incompatibilità tra il tawakkul e l’uso dei mezzi mondani. 48. Le realizzazioni – al-tahqiqat: compresa l’assenza di incompatibilità, che renderebbe
altrimenti monca la Saggezza Divina, il viaggiatore realizza che il perfetto intelletto ha come
grado più basso il tawakkul e come grado più alto il tafakkur, l’abbandono del tentativo di
riflette sull’Essenza divina. Allah è al di fuori dalla portata del pensiero. Se si ferma in questa
stazione, sarà sospinto in avanti fino al mondo supremo (66). 49. Il cuore nostalgico – al-qalb al-hazin: chi non si è fermato alle realizzazioni, procede al
cuore nostalgico, che sente la sincera tristezza di non ritrovare ciò che aveva precedentemente
realizzato. L’unica soluzione è di rimettersi all’Altissimo e tornare sulla Via. 50. Sulla strada per Allah – fi sabili-llah: se si ferma e si stabilisce in questo luogo, salta in
avanti di ventiquattro stazioni, fino alla casella 74, Al-Janna; mentre se non si sofferma e
continua ad avanzare, è costretto a passare per l’affettazione. 51. L’ostentazione – al-riya: che agisca o che si astenga dall’agire, tutto ciò che fa è per
impressionare gli altri. Quando, però, non ottiene le lodi e l’approvazione altrui, diventa
rancoroso e scontroso, cosa che lo rimanda in basso fino all’odio (8). 52. La polvere – al-turab: a chi non si ferma all’ostentazione, tutto ciò che c’è sulla terra non
sembra che polvere. Egli stesso si considera polvere. La polvere della terra è calpestata da
chiunque, dai buoni come dai malvagi e su di esse si getta la sporcizia e dalla polvere si
trasforma in fiori, bacche e frutta. 53. L’acqua – al-ma’: per ottenere fiori e frutta dalla polvere, occorre dell’acqua, che si infonde
e che rende le cose viventi, senza pena né sforzo. 54. Il riposo – al-raha o la rassegnazione – al-jalad: le due espressioni sono equivalenti. Il
viaggiatore è utile a tutti gli esseri e non sente la fatica di essere sé stesso né di essere
circondato dai suoi simili. Per tutti desidera il bene che desidera per sé stesso. 55. Il coraggio – al-shaja’a: in tutti i sensi della parola. Il servitore non si preoccupa più dei
pericoli del viaggio e non teme di pagare con sé stesso e con i suoi beni. Se si ferma e
soggiorna presso questo stato, potrà avanzare rapidamente. La freccia lo manda fino alla
stazione 90, la visione della testimonianza (shahada). 56. L’abbellimento – al-zina: il coraggio civico e di cui fa prova nella vita pubblica, in guerra
diventa un gioiello che lo adorna e lo abbellisce. 57. La buona moralità – al-khuluq al-hasan: onora chi lo onora ed evita le genti rozze – si badi
bene che non si tratta delle genti ignoranti, bensì di coloro i cui costumi non sono stati levigati
da un culto puro. 58. Il cervello – al-dimagh: si tratta del cervello pensante, che lo induce a riflettere sull’aspetto
interiore delle cose e alle loro conseguenza. Realizza che sia l’utile che il dannoso sono nelle
mani di Allah. 59. L’amore – al-hubb: lo scacchiere, sulla prima edizione pubblicata a Damasco nel 1938,
riporta erroneamente la parola “mahabba”. In realtà, come appare nelle pubblicazioni
successive, la parola è proprio al-hubb. Si tratta dell’amore per tutti gli esseri attraverso Allah.
Il viaggiatore si accorge che l’amico lo guida e lo precede nel bene, mentre il nemico ne segue
le tracce. Il suo amore per tutte le creature non si arresta e ciò lo porta al fuoco. 60. Il fuoco – al-nar: come per tutti i simboli, anche il fuoco ha un duplice aspetto. Questa volta
si tratta del fuoco che nasce dall’intesità dell’amore (mahabba) e dal deisderio di essere al
cospetto di Allah e di compiacerLo. 61. La clemenza – al-hilm: benevolenza nei confronti di chi si è comportato male e rinnovo dei
legami che sono stati rotti. 62. La guida perfetta – al-murshid al-kamil: una guida vivente, che lo accoglie con grande
fervore e gioia, dopo averlo atteso e desiderato a lungo. Lo invita a mettersi in cammino in
sua compagnia e entrare insieme alla Presenza di Allah. Se la sollecitudine Divina è già su di
lui, il viaggiatore accetterà l’invito. Risponderà che non se ne sente degno. La guida gioisce a
sentire queste parole e lo rassicura. Se è a questa guida che è destinato, il viaggiatore
obbedisce e salta in avanti fino al punto 96, la Permanenza in Allah (vedi sezione dedicata).
Se invece non è ancora venuto il momento, passa alla stazione successiva. 63. Il puro convincimento – al-i’tiqad al-dhati o khalis: è convinto nel profondo di aver
raggiunto la perfezione e di essere simile al suo Maestro, persino migliore, in virtù del suo
scrupolo religioso e dalla reticenza ad assumere lui stesso un ruolo di guida. 64. Le opere buone – al-af’al al-hasana: digiuno, preghiera notturna, protezione delle vedove e
degli orfani. Questo lo porta al passo successivo. 65. La certezza didattica – al-yaqin al-’ilmi: la scienza della certezza, che per quanto riguarda
le credenze tradizionali consiste nel constatare la concordanza tra le verità rivelate ed i loro
segni probanti. 66. Il mondo supremo – al-’alam al-’ulwi, l’occhio della certezza o la scienza utile – al’ilm al
nafi’: così il servo si ritrova qui, da dove contempla gli angeli, il paradiso, l’inferno e
l’insieme delle realtà tradizionali. 67. La soddisfazione – ridwan: la contemplazione lo porta qui, dove il viaggiatore è soddisfatto
di avere Allah come Signore e l’Islam come religione, Hz. Mohammad come Profeta ed
Inviato. E’ soddisfatto delle sentenze Divine che sfuggono alla volontà degli uomini
(tasrifiyya), così come di quelle che mettono in gioco la sua responsabilità (taklifiyya). 68. Al-jihad o l’esame di coscienza – hisab al-din: si tratta ovviamente, del Grande Jihad,
quello contro le proprie passioni. 69. La scienza – al-’ilm: scienza del cuore, scienza utile. Da qui si può essere elevati in avanti,
oppure passare alla tappa della fede. La scienza utile porta fino alla stazione 94, il Regno
Mohammadiano. 70. La fede – al-iman: perfetta ed intima. Fede in Allah, nei Suoi angeli, nei Suoi libri e nei Suoi
inviati, così come nell’Ultimo Giorno e nella predestinazione del bene e del male, ma anche
fede nel fatto che chi è stato colto ed afferrato dalla scienza utile (vedi sopra) è stato condotto
al Regno Mohammadiano, mentre egli non troverà mai la forza in sé stesso di camminare
sulle tracce del Profeta. Cerca per sé gli alleggerimenti, ma senza sforzo eccessivo. Questo lo
porta alla Sharia. 71. Al-Shari’a: le parole del Profeta. Attraverso di essa il servo apprende e la rispetta con un zelo
ed un fervore che non conosceva prima che la fede perfetta entrasse nel suo cuore. 72. Al-Tariqa: la Via Mohammadiana, ovvero le azioni del Profeta. Agisce secondo quanto
conosce e trova dolcezza nel suo comportamento. 73. La polvere sublime – al-turab al-a’zam: anche “ricompensa sublime” (al-thawab al-a’zam),
l’anticamera del Paradiso. 74. Al-Janna: ne vede gli splendori come se fossero davanti a lui. Ricorda ciò che gli ha
illustrato la Guida e non lo trova in questo Paradiso. Constata che il Maestro aveva detto il
vero, poiché in Paradiso non trova ciò a cui aspira, ovvero vedere il Volto Divino. Non è più
possibile tornare indietro, all’incontro con il Maestro, rinuncia dunque alla ricompensa
sublime e non desidera altro se non che venga tolto il velo. Una voce gli dice che non potrà
accedervi se non dopo il fana’, ma questo gli sfugge, poiché non è possibile senza un Maestro.
Pensa dunque che ciò che si intende per estinzione sia proprio ciò a cui si sta avvicinando e
questo lo conduce in avanti. 75. L’estinzione nell’esistenza – al-fana’ fi-l-wujud: si estingue nell’esistenza limitata, ma la
sua sete non è spenta. Non trova ciò che cerca ed il suo cuore non è appagato. Si avvicina
dunque ad un altro genere di estinzione. 76. L’estinzione nel Maestro – al-fana’ fi-l-shaykh: si tratta della Guida di cui ha mancato la
compagnia e alla quale non può tornare. Non ne può comprendere il discorso né vederne
l’apparenza sensibile. Inizia ad immaginarlo con il pensiero, ad evocarne la presenza nel
cuore fino ad estinguersi in lui. Arriva a dire “lo Shaykh mi ha detto e io gli ho risposto” ed
addirittura “io sono lo Shaykh tal de’ tali”. Questo stato non lo aiuta per nulla, poiché la sua
estinzione non è che uno spostamento di una persona dentro ad un’altra. 77. Il regno della devozione – mulk al-’ibada: la credenza negli insegnamenti esteriori della
legge religiosa e la loro messa in pratica. Lo si sente dire “non vi è che il senso esteriore della
legge e tutto ciò che sostengono i sufi non è che frutto della loro immaginazione. Se ci fosse
altro, lo comprenderei, ma dal momento che non lo comprendo, significa che non vi è altro.
Inoltre, discutere dell’Essenza divina vuol dire peccare di associazione”. Ritiene l’aspetto
interiore contrario alla legge esteriore. 78. La generosità – al-sakha: in accordo con la legge, è generoso attraverso i suoi beni ed il suo
prestigio. La generosità ha un’utilità senza limiti ed uno degli attributi divini. Chiunque
assuma una delle caratteristiche divine ne sarà condotto al paradiso delle conoscenze. 79. Al-haqiqa o Al-ma’rifa: ciò che egli in precedenza negava e che diceva non appartenere
affatto alla legge religiosa. Ora, percepisce l’esistenza di una realtà innegabile, come la
presenza dello spirito nel corpo , di cui però la natura essenziale non può essere conosciuta. 80. Al-ma’rifa o Al-haqiqa: sa che questo mondo ha un Creatore, che si distingue da tutto ciò
che non il Creatore, che si qualifica per una perfezione assoluta ed è totalmente privo di
imperfezioni. Il viaggiatore dice a sé stesso che deve conoscere il Creatore del mondo e che
ciò non sarà possibile se non conosce ciò che differenzia il Creatore dal Creato. Se questa
visione è possibile, non posso risparmiare alcuno sforzo. Allah esiste e tutto ciò che esiste è
visibile. Poiché mi trovo nel mondo manifestato e questo ne è la prova, devo prima di tutto
conoscere questa prova. 81. Il mondo manifestato – al-kawn: manifestato poiché presente, il viaggiatore constata che si
divide in manifestazione grossolana e manifestazione sottile. 82. Lo spirito – al-ruh: arriva a questa stazione, dove si trova la più meravigliosa tra le
creazioni, la più vicina ad Allah e la prima cosa creata. Appartiene al mondo del decreto e da
un decreto proviene. Il Suo decreto è la Sua Parola (kalam). La Sua Parola è il Suo Attributo
(sifa), inseparabile dalla qualificazione. 83. Il mondo divino – al-lahut: la Presenza che ingloba i significati dell’essenza, dei nomi e
delle qualità. 84. L’immensità – al-jabarut: la Presenza del mistero, la fonte di tutte le cose, sufficiente a sé
stessa, entro la quale sono avviluppati i nomi e le qualità, senza parlare delle creature. 85. L’estinzione in Allah – al-fana’ fi-llah: rispetto a tutto ciò che non sia Lui. In questo stadio,
sente attraverso l’udito divino e vede attraverso l’Occhio del Signore. Sente lo stridere del
calamo e vede come scendono i decreti. 86. La profezia – al-nubuwwa: Allah gli comunica ciò Lui vuole delle scienze e dei segreti, gli
insegna la Saggezza e gli proibisce di divulgarla. Lo protegge dalla disobbedienza. 87. La Santità – al-wilaya: Allah lo circonda con la sua protezione e lui risponde con
l’obbedienza. 88. La Regalità – al-malakut: il ritorno verso la manifestazione sottile. Vede gli spiriti e gli
angeli. 89. Il mondo dell’uomo – al-nasut: ritorno alla manifestazione grossolana – un ritorno che non è
che fisico, del corpo. 90. La visione della testimonianza – al-shahada: la stazione della Verità che si manifesta
attraverso la creazione. Allah gli fa conoscere il mondo del segreto e della visione senza
bisogno di intermediari e senza che sia in debito con nessuno. 91. L’autosufficienza – al-ghurur: si inorgoglisce di non dover far conto su nessuno tranne sé
stesso e di tutto ciò che ha oltrepassato. Se si sofferma qui, è afferrato dalla serpe che lo
riporta in basso alla stazione 10, la prova. Se non si ferma, passa oltre senza danno. 92. Israfil: la presenza dell’angelo a cui è affidata la Tavola Custodita, che ha come funzione
quella di soffiare nella tromba, ovvero il corno di luce di cui i buchi sono tanto numerosi
quanto gli spiriti dei morti. L’angelo vi soffia due volte. Al primo soffio, tutte le creazioni
sono annientate salvo quelle che Allah vuole preservare, che sono sette: il Trono (al-’arsh), il
Piedistallo (al-kursi), la Tavola Custodita, il Calamo, il Paradiso, l’inferno e gli spiriti. Al
secondo soffio, tutti sono resuscitati. L’intervallo fra i due squilli è di quarant’anni. Il
viaggiatore impara a conoscere questo angelo ed una parte dei suoi segreti e poi avanza. 93. Jibra’il: la presenza dell’angelo onorevole al quale sono affidate le Scienze (al-’ilm) e la
Rivelazione (al-wahi), ovvero l’annuncio (khabar) fatto da Allah agli inviati ed ai Profeti –
anche in questo in caso il viaggiatore viene messo a parte di alcuni fra le scienze ed i segreti
dell’angelo. 94. Il Regno Mohammadiano – al-mulk al-muhammadi: fonte di Misericordia e miniera del
Messaggio divino, è il luogo dove si manifesta la Lode (mazhar al-hamd). Qui la lode e la
gratitudine nei confronti di Allah si intesificano, poiché questa stazione indica la perfezione
della servitù (‘ubudiyya) – espressione della realizzazione dello stato di obbedienza e
osservanza assidua dei diritti di signoria, oltre all’osservanza stretta dell’adab al-rububiyya.
Comprendiamo quindi che la ‘ubudiyya è la più nobile e la più alta delle stazioni. 95. Al-’Arsh: luogo epifanico della Magnificenza (mazhar al-a’zam), seggio dell’irradiazione
teofanica (makanat al-tajalli) e grado specifico dell’Essenza (khususiyyat al-dhat). Luogo
dell’Esistenza pura (al-wujud al-mutlaq), come il corpo rispetto all’esistenza umana. Per quanto possiamo conoscere non c’è nulla nell’esistenza al di sopra del Trono, oltre al
Misericordioso (al-Rahman). Il viaggiatore vede dunque il Misericordioso sul Trono e ciò lo
conduce al passo successivo. 96. La permanenza in Allah – al-baqa’ bi-llah: il viaggiatore capisce che lo stato raggiundo
dall’estinzione in Allah (n. 85) fino a questo punto non era che in sé stesso. Ora, essa è una
permanenza in Allah. La Guida Perfetta lo ammonisce e gli ricorda che la sua permanenza
non ha smesso di essere in sé stesso e che è giunto alla permanenza in Allah solo attraverso il
sapere e non attraverso l’esperienza intuitiva (dhawq). Il sapere non serve a nulla senza questa
esperienza. Il viaggiatore dovrebbe tornare al Regno Mohammadiano, soggiornarvi e
contentarsi di ciò che Allah gli ha riservato, con timore di avanzare poiché un pericolo lo
insidia. La Guida aggiunge che se il viaggiatore avanzasse, per solo merito della conoscenza
teorica, lo farebbe per sé stesso. Dovrebbe temere che questa permanenza non sia altro che
un’occasione di caduta progressiva (istidraj). Se il viaggiatore ritorna sui suoi passi,
obbedendo alla Guida, si sarà sottomesso alla sua autorità. Sarà allora che sarà ricoperto dalla
protezione Divina e completerà l’estinzione e la permanenza in Allah. Ma se si lascerà
prendere dall’opinione che ha di sé stesso, dirà alla Guida di essere migliore e più sapiente e
che può parlare di verità che la Guida non conosce. Rinfaccerà alla Guida che se avesse
dovuto ascoltarne i discorsi, lo avrebbe fatto al momento del loro incontro, ma non certo ora
che è molte stazioni più avanti. Viene quindi sospinto al Regno di Abramo. 97. Il Regno di Abramo – mulk Ibrahim: l’Amico, preso come Amico dal Misericordioso
stesso, nel quale predomina la sottomissione, l’abbandono e la generosità. 98. Mika’il: il regno dell’Arcangelo incaricato delle piogge, degli oceani e degli
approvvigionamenti (arzaq), così come della formazione del feto nei ventri, pur senza
influenza alcuna su questi eventi. E’ lui che ripartisce la grazia e le benedizioni su tutti i servi
del Misericordioso, senza distinzione fra il credente e l’infedele, il buono e il cattivo. Può
darsi che Mikail riconosca il viaggiatore ed obbedisca al suo ordine, così come può darsi che
quest’ultimo creda di essere lui ad influire su Mikail, ignorando dove si trovi e di esserci
arrivato di propria iniziativa. Tra gli uomini che hanno ricevuto delle benedizioni, vi sono
quelli che ne sono riconoscenti e ricambiano con generosità, ed altri che negano con
ingratitudine. Mutannabi ci dice che “se sei generoso con i generosi, li conquisti. Ma se sei
generosi con gli ingrati, essi si rivolteranno”. Le anime istigatrici (al-nufus al-ammara) si
rifiutano di lasciare questo mondo fintantochè non abbiano nuociuto a coloro che si sono
mostrati benevolenti verso di esse. 99. ‘Azra’il: l’Arcangelo incaricato di cogliere l’animo delle creature, ovvero di tutto ciò che è
dotato di ruh. Non possiede alcuna influenza in merito. Riconosce il viaggiatore e obbedisce
al suo comando, ma quest’ultimo ignora che si tratti della stazione di Azrail poiché vi è giunto
di sua sponte. Constata che gli uomini riconoscenti sono pochi e che i negatori sono una
moltitudine. Ripete dunque le parole di Hz. Nuh “Signore, non lasciare sulla Terra alcun
abitante che sia miscredente!” (Surat Nuh, 26). Ordina ad Azrail di cogliere tutte le anime
degli infedeli e potrebbe essere che Allah ordini ad Azrail di obbedire e afferrare qualche
anima, uno strategemma che attira il viaggiatore ulteriormente verso la caduta, poiché “Allah
è il migliore degli strateghi” (Al-Anfaal, 30). 100. Shaytan: ovviamente, il viaggiatore caduto nello strategemma ascolta i sussurri di
Satana, che gli dicono che tutto gli è sottomesso e che può ordinare qualsiasi cosa voglia.
Questa prospettiva pare meravigliosa al viaggiatore, il quale non deve più temere il destino. Si
installa in questa stazione e presto lo Shaytan si impadronisce di lui, facendogli dimenticare lo
dhikr. Il viaggiatore esce dal cerchio dei servi sottomessi (‘abd al-’ubudiyya) e la serpe della
passione lo acchiappa, lo trascina in basso attraverso tutte le stazioni già oltrepassate, fino a
tornare alla casella 4.
La Guida Perfetta - Al-murshid al-kamil L’incontro con il Maestro
Nel viaggio ideale dello scacchiere, l’incontro con il Maestro avviene oltre la metà del percorso, alla
casella n. 62.
Tenendo conto che le prime dieci stazioni dovrebbero essere idealmente percorse nell’infanzia, il resto
del viaggio parte dalla pubertà, o meglio dall’ “età della ragione”. Il gioco ci insegna che non esiste una velocità fissa con la quale si percorre la strada, anzi, la
probabilità di avanzare sempre e solo di una casella alla volta è molto bassa. Sappiamo anche che il
soggiorno presso alcune stazioni ci rende preda delle serpi o degli arpioni, facendoci precipitare negli
“abissi” del primo e del secondo strato, quindi ad uno stato che in senso figurato è antecedente all’
“età della ragione”. Così come è rapida la caduta, può esserlo anche l’ascesa: l’incontro con il Maestro, se il viaggiatore si
ferma a questo punto del percorso, mette in moto un processo che lo fa avanzare di un sol colpo di
trentaquattro stazioni.
Il tragitto delle frecce ascendenti, così come quello delle catene o serpenti discendenti, non è casuale,
passando attraverso precise caselle che, con il loro significato, danno un senso alla rapida
progressione del viaggiatore, che non viene “teletrasportato” a destinazione, bensì compie un viaggio
dentro al viaggio.
L’arrivo all’incontro con il Maestro è in conseguenza della spinta propulsiva della stazione
precedente, la Clemenza (n. 61). Il viaggiatore ha imparato a comportarsi con benevolenza verso
coloro che invece gli hanno fatto un torto, rinnovando le relazioni con quelli che invece le hanno
volute interrompere. Viene quindi sospinto in avanti.
La Guida è vivente e lo accoglie con grande fervore. “Che tu sia benvenuto” gli dice, “Ti ho aspettato
e desiderato a lungo”. Lo invita a viaggiare in sua compagnia ed ad entrare alla Presenza di Allah. Gli
annuncia che diventerà tra coloro che hanno la visione diretta e la permanenza in Allah dopo essersi
estinti in Lui, garantendogli una sicurezza totale, così come la salvaguardia della sua ragione, della
sua religione e della sua vita in questo mondo.
Se la sollecitudine divina è già con lui, il viaggiatore obbedirà all’invito e seguirà la Guida. Potrebbe
rispondere “Oh Maestro, non sono degno, in verità, di entrare alla Presenza Divina; sono il più misero
degli schiavi di Allah ed il più disobbediente”. A queste parole, la Guida gioisce. Lo rassicura
dicendogli che se è sincero in questo suo dire, è degno di ricevere tutto il bene possibile: “Sono
convinto che tu sia degno di accedere alla conoscenza (ma’rifa) di Allah e di ottenere la Sua
soddisfazione”.
Se questa è la guida alla quale è destinato, obbedisce all’ingiunzione del Maestro e gli resterà accanto.
Quest’ultimo lo fa accedere alla Permanenza in Allah (n. 96), facendolo avanzare di ben trentaquattro stazioni. Lungo il percorso, attraversa un angolo della stazione del puro convincimento (n. 63), ovvero
le parole della Guida “Tu ne sei degno!”. Poi, attraversa la generosità (n. 78) ed il regno della
devozione (n. 77). Si noti come, passando in diagonale attraverso le caselle che scorrono da sinistra a
destra e viceversa in modo alternato, il viaggiatore possa attraversare le stazioni anche in senso
inverso. Passa quindi attraverso l’immensità (n. 84) e quindi nell’estinzione in Allah (n. 85), fino a fermarsi
nella Permanenza in Allah (n. 96). Da qui, il Maestro lo riporta nel Regno Mohammadiano (n. 94):
questo è il luogo della più perfetta manifestazione della sincerità dell’adorazione e dell’osservanza dei
diritti di Signoria. Da qui, il viaggiatore avanza alla porta del Trono (n. 95), da cui vede “il
Compassionevole (che si è) innalzato sul Trono” (Taa-haa, 5). Da qui è nuovamente condotto alla
Permanenza, da cui il Maestro lo riporta al Regno Mohammadiano e così avanti, così che egli oscilli
tra il Regno Mohammadiano e la Permanenza in Allah. L’unione (al-jam’) diventa quindi visibile nel
suo cuore e la distinzione (al-farq) resta presente sulla sua lingua fino che il suo essere esteriore si
impianti sulla legge (shari’a) ed il suo essere interiore nella realtà (haqiqa) della Permanenza in
Allah. In quel momento, la sua unione non è più un velo che la separa dalla sua distinzione e la
distinzione non vela più la sua unione: il suo essere esteriore è mohammadiano ed il suo essere
interiore è ahmediano.
A questo proposito è utile spendere qualche parola su un tema saliente del Tasawwuf: la distinzione
tra l’essere esteriore - zahir - disciplinato dalla Shari’a, e l’essere interiore - batin - sempre immerso
nella Realtà essenziale - haqiqa, che non è altro che la forma dell’Uomo Universale - Ahmad. Il
passaggio da uno all’altro, o meglio la realizzazione che parte dal primo e fa prendere coscienza della
vera natura, il secondo, è il fine ultimo della Via esoterica.
Il nome Ahmad - nome interiore o iniziatico del Profeta - ricordiamo l’interpretazione che assimila le
quattro lettere alif - ha - mim - dal أحمد alle quattro posizioni della preghiera: istiqama, ruqu’, sujud
e qu’ud.
Ora, il Maestro lo guida, in virtù dell’autorizzazione speciale che possiede, al Regno di Abramo (n.
97), dopo avergli insegnato l’adab di questa stazione. Il viaggio prosegue con una nuova fermata
presso il Regno Mohammadiano ed un’oscillazione verso il Regno di Abramo e così via, fino a che il
discepolo non abbia appreso le scienze, i segreti ed i pericoli della stazione di Abramo. La Guida
insegna ad osservare senza errori l’adab proprio di questa stazione, a non pretendere in alcun modo
che questa stazione gli appartenga, tanto riguardo ad Allah quanto riguardo al Suo Amico (Khalil -
nome di Abramo, come dal Corano, Sura An-Nisaa, 125). Arrivato il momento, il Maestro conduce il discepolo alla stazione di Mika’il (n. 98) e di nuovo ha
inizio un’oscillazione tra questa ed il Regno Mohammadiano per apprenderne i segreti. Ancora una
volta il discepolo dovrà mantenere il giusto comportamento nei confronti di Mika’il e non sentirsi
padrone di questa stazione; soprattutto, non dovrà ordinare nulla all’Angelo, amministratore del
Tesoro Divino. Se l’Angelo stesso dovesse dire che il viaggiatore può ordinargli ciò che vuole, egli
dovrà ricordare che la tentazione e gli strategemmi sono pronti a farlo ricadere negli abissi.
Il processo e l’oscillazione si ripetono per la stazione di ‘Izar’il, n. 99, Angelo al quale è affidata
l’acquisizione delle anime delle creature. Anche qui è in agguato la tentazione di cedere agli
strategemmi che riporterebbero in basso. Arriva il momento di essere condotto alla casella n. 100, la stazione dello Shaytan. Anche per questa
stazione è necessario apprenderne l’adab. Il viaggiatore è messo in guardia dai pericoli di questa
stazione e gli vengono insegnati tutti i modi per cercare rifugio presso Allah l’Altissimo. Ricomincia
l’oscillazione verso il Regno Mohammadiano. Satana si stanca di attaccare il viaggiatore, che fugge
costantemente verso Allah e ritorna sempre alla legge del Profeta. Allah gli fa conoscere le insidie
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dello Shaytan e le insidie del nafs, ed il viaggiatore constata che le insidie del nafs sono molto più
forti, con una grande presa su di lui. Per sfuggire a queste insidie, non si può che cercare rifugio presso Allah: per il cuore, questa fuga
equivale alla Permanenza in Allah, mentre per il corpo, corrisponde al rifugio nel Regno
Mohammadiano, ovvero nella sincerità del servizio divino, l’adorazione e l’osservanza dei diritti
signorili. L’uomo appartiene alla categoria dei servitori eletti (mukhlasin) e diventa degno di
raggiungere davvero la stazione della Guida Perfetta. Gli manca solamente l’autorizzazione speciale
per guidare gli altri.
Se la Saggezza Divina vedrà che questa stazione è effettivamente esteriorizzata nel viaggiatore, questa
autorizzazione gli verrà data dal Allah, dal Suo Inviato e dal Maestro stesso. Riceverà l’ordine di
fermarsi e di guidare a sua volta. Se. invece, il decreto divino fosse che il viaggiatore resti qual è, diventerà ausilio del Maestro e si
contenterà di indicarlo a coloro che lo cercano. Lo stato di chi non ha ricevuto l’autorizzazione alla guida e comparabile allo stato di profeta rispetto
a quello di inviato: entrambi hanno ricevuto la rivelazione del messaggio divino, ma il profeta non ha
ricevuto l’ordine di trasmetterlo sotto forma di una Legge valida per tutta la comunità. La funzione di
Legislatore Universale è infatti la funzione del rasul. Il viaggiatore che non ha ricevuto il permesso di guidare gli altri, dirà al Maestro: “Sono simile a te.
Ma, benché siamo entrambi riuniti in questa stazione, non pretendo di attribuirmela. Il destino mi ha
insegnato una grande saggezza, la quale fa agire e mi dispensa dal fare appello a te o a chiunque.
Questa saggezza mi ha detto «credi e non criticare, ma non ricorrere a nessuno». Così, ciò in cui credo
mi porta al fine che ho cercato senza che io sia in debito con nessuno, mentre l’assenza di critica
rispetto ad Allah ed ai suoi amati mi protegge dai pericoli del cammino. Il destino mi ha istruito ed
educato fino a che arrivassi alla tua stazione, ma tu non possiede alcuna prerogativa su di me”. Il
cammino riprende, ed il viaggiatore avanza alla casella n. 63.
HU!
che lo proteggerà dai pericoli del viaggio,
che gli ricorderà Allah quando lo vedrà
e che condurrà il servitore al suo Maestro supremo;
Allora conoscerà, tramite Lui, libero,
ed il suo cuore si svuoterà di tutto ciò che non sia Lui.








