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I Nomi dell'Incantazione

Il Suluq (Cammino Spirituale) può essere definito come il percorso al contrario che l’anima razionale, denominata Nafs al-Natiqa o anche Ruh al-Takrim, cioè “il segreto divino particolare all’essere umano”, deve attraversare per restaurare lo stato originale di prossimità con il Creatore. Le tappe da raggiungere e superare possono riassumersi in sette, e sono rispettivamente denominate:

1) Nafs Ammara (Anima dall’Ego capriccioso)
2) Nafs Lawamma (Anima dell´Ego Biasimevole)
3) Nafs Mulhimma (Anima Ispirata) [questo stadio è ottenuto solo grazie al patto iniziatico ed è precluso al semplice religioso che rimane a dibattersi tra bene e male, tra pulsione verso le opere salvifiche e pulsione verso la dispersione nel mondo delle forme]
4) Nafs Mutmaina (Anima Pacificata)
5) Nafs Radiyya (Anima Soddisfatta)
6) Nafs Mardiya (Anima Che Fa Soddisfare Il Signore)
7) Nafs Kamila o Saffya (Anima Purificata e Perfetta) [Stato dell’Insan al-Kamil, ovvero l’Uomo Perfetto, che si riconosce nella figura del Profeta Muhammad (SAwaS)]

Queste sono associate a quelle condizioni sottili del Ruh al-Takrim, detti Lataif, i quali talvolta, ma non sempre, sono correlati a zone specifiche del corpo umano. Le Lataif rappresentano progressivamente l’aspetto interiore del Ruh al-Takrim, e la Sorgente divina del Ruh; la “più elevata” o la “più nascosta” di esse è Akhfa che discende a livello dello stato umano attuale attraverso una progressiva “condensazione”.

Durante tale percorso spirituale anche la natura stessa del dhikr si trasforma dal “ricordo” di Allah (JwS) attraverso la pronuncia del suo Nome/i al dhikr effettivo in quanto “coscienza” della “Presenza” di Allah (JwS), cosa che può essere intesa come la pienezza del dhikr sincero, allorché sopravviene la realizzazione del Suo Nome segreto (segreto perché non può essere pronunciato dall’uomo, in quanto Lui stesso lo utilizza su Sé stesso). (1)

Il principale metodo d’invocazione per mezzo dei Nomi Divini 

È possibile distinguere almeno cinque modi diversi di utilizzare gli “Asm al Husna” durante il dhikr al Suluq, a seconda del numero dei Nomi che vengono usati. La maggior parte delle Turuq usano soltanto il Tahlil o il Nome Allah (Ism al Mufrad) come unica invocazione nel corso del cammino, come per esempio nella Shadhiliyya e Mugiaddidiyya e nei rami Khalidi della Naqshbandyya; talvolta vengono impiegati entrambi in due possibili combinazioni successive: il Tahlil seguito dall’Ism al Mufrad, oppure il contrario. In questi casi, quello che cambia durante la progressione dell’anima nel corso di queste sette tappe principali, non sono i Nomi, ma le modalità d’invocazione. L’invocazione che comincia con l’Ism al Mufrad ed è seguita dal Tahlil è propria a quei metodi in cui colui che cerca è “più desiderato di quanto lui stesso lo voglia”. In tal caso il percorso viene raccorciato in vista del “fine ultimo”, all’inizio usando l’Ism Allah, e in seguito viene dettagliato con il Tahlil. Ciò avviene perché il Tahlil è visto come una “determinazione” delle Qualità divine totali sintetizzate nell’Ism al Mufrad grazie alla natura “riassuntiva” dei 12 Nomi Divini essenziali in esso compresi, in conformità con quanto viene riportato nel testo di Hadrat Abd al Qadir al Jilani (QS), Sirr al Asrar (Sezione sulle Anime nel Corpo): “I 12 Nomi divini sono all’origine del Tahlil. Ognuno di essi è una delle 12 lettere che che lo compongono”. Ciò spiega il motivo della sua utilizzazione, sotto forme diverse, durante tutto il percorso spirituale; infatti in alcuni usul il Tahlil viene utilizzato come un’unica invocazione per ogni tappa del Suluq. Anche l’Ism Allah può venire usato come unica invocazione durante tutte le tappe del Suluq, e in tal caso viene denominato “Ism Jami”, ovverosia il Nome totalizzante, per il cui tramite tutte le qualità associate ad un altro nome conosciuto o sconosciuto possono venire evocate, cosa che del resto avviene presso vari rami della Qadiriyya e della Shadhiliyya nord africana e particolarmente nella Shadhiliyya Alawiyya. 

Quando invece viene aggiunto un terzo nome nella metodologia, si tratta generalmente del nome detto “Ism al Dhat” o il Nome che indica l’Essenza Divina, senza tuttavia definirla, in quanto logicamente impossibile. Tale Nome è formato dalla terza persona singolare della lingua araba, Huwa oppure Hu. In alcuni casi tale modalità è messa in atto in un cero modo sinteticamente attraverso l’emissione di un’unica lettera “ha” vocalizzata in “Haa”, che è considerata alludere all’essenza nascosta nel Nome “Allah”, già presente in esso come lettera finale. I Maestri del cammino spirituale concordano sul fatto che allorché l’Ism Hu viene usato successivamente ai due Nomi evocati in precedenza, esso permette al discepolo di stabilire la propria anima allo stadio di Nafs al Mutma’inna. Da questo stadio in poi, progredire non richiederà più alcuno sforzo per essa, sarà il suo Signore ad esser colui che la sospinge. Da allora in poi non ci sarà più sforzo ed il dhikr che è ora attualizzato sotto l’ordine divino, in un certo senso si verifica spontaneamente, non è più prodotto dal mudhakkir, ma semplicemente percepito da lui. Il passaggio dalla sfera individuale al mondo spirituale è completato, il dhikr potrà quindi incantare l’anima del mudhakkir, trasformandola e trasportando il servo attraverso i livelli sottoposti all’ordine divino, fino alla Divina Presenza, e oltre. Dall’invocazione verso il Signore si è passati all’incantazione da parte del Signore.

S’insegna che oltre lo stadio della Mutmai’nna si trova il Lahut, il mondo della Presenza singolare del Divino. Infatti i Nomi che abbiamo preso in considerazione finora sono Nomi dell’Unità Divina, non indicano una Qualità Divina, che è in contrasta totalmente con l’insufficienza della creazione. Tutti gli altri Nomi impiegati durante il dhikr al Suluq sono invece specificamente legati ad uno dei Suoi Attributi o Qualità, e in qualche sorta sono quasi una “risposta” dell’Invocato in accordo alle necessità e alle caratteristiche dell’invocante, cosa che spiega perché essi varino a seconda dei diversi metodi, come pure delle diversi istruttori. Chi se non il Possessore della Qualità e degli Attributi ha il diritto di usarli? Alcuni Nomi specifici degli stadi veramente avanzati come Qayyum e Latif sono ugualmente utilizzati anche nei metodi che si limitano soltanto all’uso di 1 o di 3 Nomi; ad esempio nella Shadhiliyya, Qayyum, Hayy e Latif, sono spesso presenti nella wazifa dei discepoli molto avanzati.

L’uso di Nomi ulteriori rientra in una sorta di metodologia unica presente nell’usul per perfezionare l’anima che ha progredito nel cammino spirituale, ed è principalmente diffuso nei rami Khalwati, Kubrawi, Qadiri; tuttavia, anche altre silsile situate dai Balcani all’Asia possono ricorrere a queste accostamenti, in quanto esse si avvicinano maggiormente al “mashrab” tipico di quelle regioni. 

Occorre ora notare che l’uso del dhikr Tahlil (anche nella sua forma detta Kalimatul-Tawhid: “La ilaha illa Allah, Muhammad Rasulullah”), nei tre metodi dei Nomi è diverso da quel metodo con 7 o più Nomi. Nel primo caso, allorché sostenga il viaggio dell’anima dallo stadio di Lawwamma a quello di Mulhama, tale approccio non considera l’uso dell’invocazione come mezzo per contrastare lo stadio Ammara dell’anima, che viene domato dalla pratica della shari’a e attraverso la nafila. Invece, quando viene usato per domare lo stato di Ammara, agisce da strumento atto a risvegliare e a modellare il discepolo che invocherà Allah affinché Lui possa concedergli il Suo sostegno. 

L’uso di nomi diversi dai tre Nomi dell’”Unità” (Tahlil, Allah e Hu) costituisce l’usul con i 7 Nomi (a seguire: Haqq, Hayy, Qayyum e Qahhar), tuttavia anche i cosiddetti nomi sostituivi di uno dei quattro già menzionati vengono impiegati a scopi particolari, a seconda dello hal del discepolo o del suo istruttore spirituale. Tra quelli più in uso citiamo: Wahhab, Fattah, Wahid, Ahad, Samad, oppure altri come: Wadud, Latif, Basir, Aziz, Rahman, Rahim. Le condizioni di spazio e tempo, in altre parole lo stato del Dunya, sono ulteriori fattori di rilievo che inducono a impiegare un determinato Nome. L’uso combinato dei 7 Asm al Husna principali e di alcuni sostituti degli ultimi quattro di essi, sono all’origine dell’usul che si basa su 12 Nomi. 

Alcuni usul impiegano sette diverse combinazioni di Nomi a seconda del giorno della settimana, ad esempio, ed inoltre un Nome diverso sarà usato da colui che avendo progredito nel Suluq è anche investito di una funzione particolare nella Tariqa o nei confronti degli avvenimenti nei mondi. Tradizionalmente si considera che i Nomi principali siano governati da angeli differenti, e cioè dal Tahlil a Qahhar: Husamuddin, Najmuddin, Badruddin, Shamsuddin, Burhanuddin, Jamaluddin, Kamaluddin. (2) 

In tutti i sistemi con 7 o più Nomi, il nome Haqq viene impiegato secondo il Maestro del cammino che insegna questa invocazione per preparare lo stadio di ‘fana’ o di estinzione nell’Attributo divino, al fine di evitare le distrazioni associate ai suoi stati spirituali (ahwal). Questo Nome, così come il seguente Hayy, aiuta e sostiene coloro che sono chiamati a istruire i più giovani nel cammino e a mostrar loro l’esempio, li perfezionerà anche nel loro aspetto esteriore, rendendo le loro condizioni corporee indipendenti dalla limitazione del Dunya. In alcuni casi, a partire da questo stadio viene insegnato qualche altro nome, detto sostitutivo, come ad esempio: Wahhab, Fattah, Wadud, Latif, con o senza il vocativo Ya, in aggiunta oppure in sostituzione del Nome principale Hayy, che prepara a superare la stazione del ‘fana’ e apre la porta al ‘baqa’ o alla sussistenza nella Presenza Divina. Infine viene introdotto il nome Qayyum che permetterà di unire la creazione e il creatore in un’unica contemplazione. Qahhar e i suoi nomi sussidiari come: Wahid, Ahad, Samad, Hamid, Jalal sono usati nello stadio finale dell’anima perfezionata (Kamila o Safiyya).

Tuttavia tutti i nomi al di là del terzo nome Hu, come precedentemente evocato, sono più esattamente la “risposta” Divina, il richiamo (“Invocami e io invocherò su di te”), l’invocazione che è fatta dall’uomo essendo soltanto un supporto. L’invocazione umana termina dopo questo stadio e l’invocazione permanente fatta da e attraverso Allah (JwS) viene stabilita. In tal modo sarà Lui il vero dispensatore dei Suoi Nomi.

[NOTE] 
(1) Si dice che i Maestri del Cammino ricordano che «ogni invocazione sincera è il Suo Nome Segreto». 
(2) In alcune Turuq i nomi corrispondenti di tali Angeli in lingua siriaca sono impiegati insieme all’invocazione del Nome associato o in sostituzione di esso, tuttavia ciò avviene in quei nei rituali che non riguardano la progressione nel cammino spirituale.

HU!

Considerazioni sui Metodi e sui Livelli dell’Invocazione Rituale (Dhikr)

Oggigiorno c’è una confusione sempre maggiore per quel che riguarda la comprensione e il significato dei termini classici delle scienze tradizionali islamiche. Purtroppo anche i linguisti informati sia a livello tecnico che religioso, dai quali ci si attenderebbe un migliore capacità di comprensione, non sono in grado di trattare questo genere di malintesi. Forse ciò è dovuto al diffondersi della mentalità moderna, al processo di semplificazione di molte lingue esistenti, e anche alla assai ampia disponibilità di versioni “tradotte” dei testi, scritti invece per essere insegnati dalla guida di un Maestro. Fra gli esempi più noti troviamo l’uso della parola “anima” per indicare termini estremamente diversi tra di loro come ruh e nafs, dovuto a una sorta di “cartesianismo” delle lingue occidentali moderne, oppure l’asserzione che l’origine delle emozioni è il cuore, mentre invece è esattamente l’opposto (1).

Perciò è facile realizzare come un’informazione estremamente tecnica come quella sui metodi e i livelli del “ricordo”, qualora venga tradotta in lingue tipo l’inglese, possa fuorviare completamente la maggior parte del pubblico. Per ovviare in parte a questo avvenimento desideriamo chiarire in questo luogo alcuni aspetti del “ricordo” rituale in quanto strumento principale utilizzato nel cammino spirituale della tradizione islamica, in conformità a ciò che è stato riportato dai grandi sapienti di questo metodo e agli insegnamenti che abbiamo ascoltato da qualche loro discepolo contemporaneo.

IL SIGNIFICATO DELLA PAROLA “DHIKR”

La parola dhikr in arabo ha diversi significati: la sua radice, che richiama la parola Dhakar o “maschile” indica un’azione “attiva” esercitata verso un recettore “passivo”. Quindi il significato più ampio del “ricordo” deve essere compreso più correttamente come “indurre al ricordo”, “far ricordare”.

Nel Din esso viene usato in maniera molto variabile e può facilmente provocare confusione. In larga misura ogni atto di ibada è un dhikr, ogni atto fatto secondo la legge della shari’a o la sunna del Profeta (SAS) produce o meglio implica il “ricordo” di Allah (JWS). Tuttavia, il dhikr è anche e più precisamente il “richiamo” di Allah (JWS) tramite la pronuncia di uno o più Nomi. Infine, il dhikr è la “coscienza” della Presenza di Allah (JWS). Ognuno dei suddetti significati può essere messo in relazione con un diverso livello di Din, rispettivamente: l’Islam, l’Imam, l’Ihsan, sperimentati attraverso la Shari’a, la Tariqa (2) e la Haqiqa (3).

Cercheremo di precisare i metodi e gli effetti del dhikr in quanto pratica per “invocare o rammentare Allah” (JWS) tramite uno o più Nomi o per estensione anche le Sue parole, quindi limiteremo questa breve tesina all’ambito della Tariqa.

RESPIRARE PER INVOCARE: COME INVOCARE, METODOLOGIE RESPIRATORIE E IMMAGINATIVE

Possiamo riassumere l’estensione dei limiti della condizione umana a tre livelli: il mondo fisico, dove agisce il corpo. Un altro, ancora formale ma non fisico, è rappresentato dal mondo immaginale, dove risiede l’anima (nafs) e infine la dimensione che è al di sopra di tutte, libera da limiti fisici e forma, il mondo spirituale. Quest’ultima dimensione non può veramente essere percepita di per sé fino a quando non venga “superata” la condizione formale, perciò la si può “percepire” attraverso i suoi “riflessi” nel mondo immaginale. L’uso di simboli informali come “luci”, “profumi”, e “gusti” costituisce un mezzo per indicare le realtà che appartengono a quella dimensione. Queste brevi e semplici considerazioni chiariscono bene che ogni “azione umana”, fisica o immaginale che sia, essendo sempre formale nella nostra condizione, ogni effetto spirituale deve avere una causa scatenante fisica o immaginale, il più delle volte entrambe di esse. Il dhikr non fa eccezione.

Generalmente, le discussioni sulle diverse metodologie e livelli di dhikr producono una grande confusione. Le prime non sono identiche ai secondi, anche se ovviamente esiste una connessione tra di loro. I paragrafi precedenti implicano che i metodi possano limitarsi soltanto a due mondi (fisico e immaginale) con la logica possibilità di un terzo metodo, che combini l’azione fisica con quella immaginale. L’azione fisica nell’“invocazione” non può essere che il dhikr pronunciato, la forma più ovvia dell’“invocazione del nome di Allah”. Si tratta della pronuncia della parola Allah, o di uno dei suoi Nomi, oppure di una delle sue Parole (ayat al qurani) (4). Nondimeno, ciò può effettuarsi in due altri modi, come è specificato da Hadrat Jami (QS) (riportato nella Takmila-yi nafahat al-uns da Laarlii), in modo conforme con quello che è stato già detto: “Pronunciare il dhikr a bassa voce è il metodo usato da alcuni Sheykh, tra cui il grande Sheykh Muhiddin Ibn Arabi (QS) (5). Il modo usato dalla maggior parte degli istruttori spirituali è di pronunciare il dhikr ad alta voce (bar sabil-i-jahr), ma il modo conforme all’azione immaginale (takhayyul), altrimenti noto come il “dhkr silenzioso (khafi)”, è la base del Cammino dei Maestri (Tariq-l-Khwajagan), attualmente chiamato Naqshbandyya”.

Tuttavia si deve fornire un’ulteriore chiarificazione; il dhikr pronunciato ha due componenti: una è il suono e l’altro è il soffio, poiché l’essere umano non è in grado di emettere un suono senza usare il fiato. Un dhikr basato solo sulla componente soffio, privo di suono, sarà ancora fisico, e non esclusivamente immaginale. Ciò richiede un’estinzione del soffio (6). È facile concludere che la maggior parte dei metodi di adhkar posseggano necessariamente sia l’aspetto fisico che immaginale. Quest’ultima considerazione implica anche come l’essenza della vita stessa sia il dhikr, indipendentemente dalla consapevolezza che se ne abbia.

La ragione profonda risiede nel fatto che lo strumento principale, che permette il cammino verso la Verità, è un’invocazione, ed è connesso alla sua natura. Il mondo fisico è caratterizzato da quattro tendenze (7), oltre ad una quinta che ne è l’origine: l’Etere, questo è il legame tra il mondo immaginale e il mondo fisico, il posto dove quest’ultimo si è manifestato, attraverso la “pronuncia” dell’ordine divino “KUN”. Perciò il cammino di ritorno non può avere inizio in nessun altro luogo. La natura dell’invocazione è suono e soffio, entrambi avvengono nell’Etere del mondo fisico, nel suo punto d’origine (8).

Per raggiungere i mondi oltre l’esistenza formale e per attivare gli adhkar che appartengono a tali dimensioni, il ricordo fisico deve acquisire un aspetto immaginale o essere sostituito da un metodo immaginale. Essi variano grandemente secondo le diverse silsile (catene iniziatiche) e usul della Tariqa. Talvolta il supporto immaginale è rappresentato dalle lettere arabe dei Nomi Divini, altri dall’immagine del maestro o da colori particolari, da aspetti simbolici del corpo umano. Alcuni scrittori classici in materia come l’imam Al-Ghazali (QS) e Hadrat Ibn Arabi (QS), sottolineano che l‘efficacia dell’invocazione orale si basa su una presenza mentale, che permetterà al dhikr di ‘fissare’ l’immaginazione, in sua mancanza ogni progresso sarà assente.

In alcuni casi l’aspetto immaginale del dhikr viene raggiunto senza l’ausilio di un supporto, solo con un semplice ‘’passaggio al limite”. In parecchi rami della Kubrawyya questo viene fatto durante la khalawat nella quale il dhikr orale è incessantemente ripetuto forte e ad alta voce, fino all’estinzione naturale della voce, a quel punto il dhikr diventa “spontaneamente” immaginale.

Per fare un esempio della possibilità illimitata delle metodologie di dhikr, vorremmo riportare un breve racconto a proposito di un Maestro del Cammino e del suo schiavo sordomuto:

Lo Sheykh aveva notato le buone disposizioni spirituali del suo schiavo, ma non poteva insegnarli gli adhakar e premiarlo secondo le metodologie abituali. Allora prese tre pietre, in una scrisse il suo nome, nella seconda il nome di Hadrat Mustafa (SAS), e nella terza l’Ism al Mufrad (ALLAH, JWS). Dette le pietre allo schiavo chiedendogli di tenerle sempre con sé e di purificarsi ritualmente ogni volta le toccasse. Anni dopo, un discepolo dello Sheyk riferì che essendo stato assalito da un leone aveva chiesto aiuto e assistenza allo Sheykh, lo schiavo era apparso e lo aveva salvato. Lo Sheykh chiamò lo schiavo e riprese la pietra che portava il suo nome. Passò del tempo e durante uno dei suoi ritiri, lo Sheykh fu visitato dalla presenza benedetta del Profeta (SAS), che gli appare con le sembianze dello schiavo. Lo Sheykh richiamò di nuovo lo schiavo e questa volta riprese la pietra con il nome del Profeta (SAS). Con il passare del tempo sia lo schiavo che lo Sheykh invecchiarono; un giorno lo Sheykh mandò lo schiavo in un villaggio vicino per svolgere alcune incombenza; allo stesso momento sua moglie che non era al corrente di ciò, aveva dato istruzioni allo schiavo di preparare la cena per gli ospiti e i discepoli dello Sheykh, come al solito. Quella sera la cena fu servita nel refettorio della tekkya come di solito, ma lo schiavo non ritornò che la mattina seguente. Lo Sheykh lo chiamò, lo liberò e dandogli la sua hirqa e il suo mantello gli disse di partire, poiché non avrebbe potuto fare nient’altro per lui.

I diversi Maestri usano delle metodologie estremamente diverse per guidare nel cammino che è sempre lo stesso, da una forma intensa di khalwa, dove viene utilizzata solo la ripetizione ad alta voce del Tahlil, alla semplice compagnia giornaliera senza altra pratica al di fuori di quelle prescritte obbligatoriamente dalla Shar’ia.

DA DOVE PROCEDE IL RICHIAMO: I LIVELLI DEL DHIKR

I metodi di dhikr consistono nel modo in cui deve essere fatto, ma il dhikr ha degli effetti diversi a seconda di dove venga fatto. Per indicarli in genere si parla di differenti livelli di dhikr. Naturalmente i metodi differenti corrisponderanno in qualche sorta ai differenti livelli, ma saranno ancora o vocali o immaginali. I sapienti della Tariqa hanno descritto i livelli del dhikr, associandoli agli aspetti “sottili” del corpo umano o LATAIF, a colori particolari, e a Nomi particolari di Allah, come pura alla wasila (supporto spirituale) di un Profeta (SAS) particolare, “sotto la cui guida” viene effettuata un’invocazione orale o immaginale.

Nello schema riassuntivo qui sotto, abbiamo cercato di semplificare una rappresentazione del viaggio spirituale del dhikr, come è trasmesso nella principale Silsila della Tariqa. I legami con i colori simbolici e con il Profeta principale, tuttavia, possono cambiare da istruttore a istruttore, poiché dipendono dal particolare gusto di ogni anima e dalle sue qualità. Per questo stesso motivo abbiamo evitato di riportare le localizzazioni delle lataif a seconda dei differenti sistemi.

Negli insegnamenti delle silsile Qadiri o Shadhili i livelli del dhikr sono semplificati in tre, i due livelli al di là del “sirr” sono in effetti degli aspetti più approfonditi. Lo stesso autore in qualche testo menziona un sistema a tre livelli, per precisare in altri testi un sistema a cinque livelli. Per lo stesso motivo un ramo della Khalwatyya, il cui dhikr è basato su “Sahba al Asma” (i Sette Nomi), inserisce un livello ulteriore tra il Sirr e il Khafi, per costituire una corrispondenza cospicua tra i Nomi e i livelli.

Il sistema a cinque livelli non prende in considerazione gli stadi iniziali del viaggio nel mondo fisico e immaginale; qualora anche questi vengano considerati, anche questo sistema possiede sette livelli. L’ultima forma è maggiormente diffusa nelle Silsile persiane e asiatiche, in cui si presta maggiormente attenzione ai livelli di dhikr rispetto a quelle del Nord Africa.

Nondimeno, indipendentemente dalla Silsila, alcuni Maestri del Cammino usano differenti forme d’invocazione a seconda dei livelli, altri usano sempre la stessa. La ragione di ciò dipende anche dalla qualità dell’istruttore e del discepolo come anche dai loro gusti spirituali, e come è già stato detto dalle ‘condizioni’ in cui avviene il viaggio spirituale. Nello specchietto abbiamo solo riportato i Nomi seguendo gli schemi che si trovano più abitualmente nei testi classici. Dobbiamo sottolineare che la trasmissione di un’invocazione da parte dell’istruttore, associata a un livello preciso, non significa affatto che il livello venga in qualche modo garantito al discepolo, ma esprime il fatto che egli abbia le risorse potenziali per raggiungerlo. In assoluto nessuna invocazione dipende dal livello come nessun livello dipende dall’invocazione. Tutto dipende da Allah (JWS) e dalla sua Misericordia.

IL RICHIAMO DA PARTE DELL’INVOCATO: DALL’INVOCAZIONE ALL’INCANTAZIONE

Hadrat Abdel Qadir al Gilani (QS), nella sezione sul Dhikr del “Sirr al Asrar”, descrive chiaramente come il dhikr attraversi questi livelli, e “generi” varie forme più elevate di “ricordo” che sono al di là dell’invocazione, in quanto “forme di coscienza”, livelli di Ihsan: “Il ricordo del cuore (Qalb) è sentire dentro di sé la manifestazione della potenza e bellezza di Allah, mentre il ricordo dello spirito (Ruh) avviene tramite l’illuminazione della luce divina generata dalla potenza e dalla bellezza di Allah. Il ricordo del livello del segreto (Sirr) avviene tramite l’estasi ottenuta nella contemplazione dei segreti divini. Il ricordo del livello nascosto (Khafi] trasporta al ‘Luogo della verità in presenza del Sovrano onnipotente’ ( Sura Qamar, 55). Il ricordo del livello finale, chiamato il più nascosto dei nascosti (Khafi al akhfa) trasporta in uno stato di annullamento del sé e all’unione con la Verità”.

Tuttavia il dhikr che procede oltre il livello della nafs individuale del servo e attiva i livelli più elevati della sua anima è molto diverso per natura da ciò che ha praticato fino a quel momento. Lo sforzo da ora in poi non esiste più, e il dhikr, che viene attuato al livello del cuore (Qalb) si trova sotto il comando divino, e in qualche sorta avviene spontaneamente, non è prodotto dal mudhakir, che lo percepisce solamente. Ciò è ancora più vero a livelli più alti: Ruh, Sirr. Secondo la sunna profetica (“RicordateMi e Io Mi ricorderò di voi”) il primo effetto dell’invocazione è la “risposta” divina, il richiamo. Questa è l’“estinzione” dell’invocazione umana con le sue limitazioni e lo stabilirsi dell’invocazione permanente per Allah (JWS) e attraverso di Lui. Il servo da invocante diventa l’invocato. Questo è il vero dhikr (9) che trasforma la natura del mudhakir ed in questo modo si effettua il passaggio dalla sfera individuale al mondo spirituale, il primo gradino del viaggio spirituale. Il Dhikr incanterà la nafs del mudhakir, trasformandola e trasportando il servo ai livelli precedentemente menzionati, fino alla Divina Presenza, e oltre, come ha spiegato Hadrat Al Gilani (QS). Dall’invocazione al Signore, il passaggio è fatto verso l’incantazione da parte del Signore.

[NOTE]

(1) L’emozione è quello che “emovet” mette in moto, perciò quello che scuote il ‘cuore’, la loro meta, non la loro origine. 

(2) Privilegeremo qui l’uso di Tariqa al singolare, secondo quanto ha detto Hadrat Mustafa (SAS): “La conoscenza è unica, ma il conoscente l’ha resa innumerevole”. Ci auguriamo che questa tesina servirà a chiarire che i diversi “sistemi” di livello o di dhikr, Lataif, maqam, sono essenzialmente un unico sistema, diversamente descritto dai Maestri del Cammino in conformità alle diverse silsile. 

(3) Questa considerazione elucida pienamente il significato del ricordo in quanto «attivatore». Il dhikr come richiamo, perseguito attraverso la pratica della Tariqa, attiva alla fine il vero ricordo in quanto coscienza completa della Presenza di Allah, che conduce alla realizzazione della Haqiqa. 

(4) L’uso del Tahlil è specialmente sancito dalla sunna del Profeta (SAS), ed è lui stesso una “sintesi” dei 12 Nomi operativi di Allah (JWS), come vengono descritti da parecchi sapienti della Tariqa. Hadrat Ab del Qadir al Gilani (QS), nel suo “Sirr al Asrar”, (sezione sulle anime nel corpo) spiega che: “I 12 Nomi Divini sono all’origine del Tahlil. Ognuno di essi è una delle dodici lettere della frase”. 

(5) In questo caso con il dhikr a bassa voce viene menzionata il modo misto, che applica un’invocazione vocale insieme a un esercizio immaginativo. 

(6) La vera essenza del metodo Naqshabandi è la “ritenzione del respiro” insegnato in modi e forme diversi dai vari istruttori nella pratica del dhikr. 

(7) Si tratta dei quattro elementi della cosmologia tradizionale, il cui numero è quello di cinque (Terra, Acqua, Fuoco e Aria, più l’Etere), essi sono delle rappresentazioni dell’aspetto qualitativo della dimensione fisica. Il solo aspetto che interessa invece la scienza contemporanea è l’aspetto quantitativo del mondo fisico, quello secondo cui la natura non può essere pienamente compresa. L’approccio moderno indirizza il suo sforzo letteralmente a rincorrere delle “ombre”, nell’illusione che i risultati tecnici temporanei costituiscano le prove della vera conoscenza. 

(8) Occorre ricordare che ogni essere creato ha la sua propria forma di dhikr, in conformità con il ‘mondo’ della sua manifestazione, il cosiddetto mondo ‘animale’ (che secondo la sua radice latina significa il mondo degli esseri che respirano) risiede nell’aspetto respiratorio del dhikr. I mondi minerale e vegetale hanno i loro.

 (9) La dottrina del Nome Supremo e Segreto di Allah è strettamente associata a questo punto. I limiti imposti alla presente tesina possono solo permettere di menzionare a tal proposito il detto dei Maestri del Cammino: “Ogni invocazione sincera è il Suo Nome Segreto”. Il Nome è segreto perché non può essere pronunciato da un essere umano, il suo uso appartiene solo a Lui.

HU!