
L’articolo illustra la trattazione di Ibn ʿArabī sul passato ed il futuro della conoscenza spirituale, contenuta nell’opera Kitab al-Isfār ʿan natāʾij al-asfār, ovvero l’opera sullo svelamento degli effetti del Viaggio.
In questo suo scritto, Ibn ʿArabī parla di coloro che sono “condotti a viaggiare in Allah”, ovvero di coloro che viaggiano non per loro volontà e con sforzo fisico, ma in virtù della Divina Provvidenza. Questi non sono altri che i messaggeri, i profeti ed i prescelti fra gli “Amici di Allah” (awliyā). Come ad esempio i conoscitori del Vero (muḥaqqiqūn) fra i Maestri del Tasawwuf.
La riflessione di Ibn ʿArabī si basa sulla relazione inversamente proporzionale nell’era islamica fra i “doveri devozionali” e la gnosi, la “conoscenza”, in altre parole, fra il fare ed il conoscere. Con le parole di Ibn ʿArabī, il tempo in cui viviamo ora è diverso dal passato, poiché il presente è più vicino alla Dimora dell’Aldilà (si intende che siamo più vicini alla fine dei Tempi, a Dajjal).
Al giorno d’oggi, la rimozione del velo si estende e si moltiplica fra coloro ai quali è stata concessa questa facoltà, scintille di luce hanno iniziato a brillare ed a mostrarsi, così che le genti del nostro tempo possano accedere più rapidamente a questo svelamento e possano giovarsi di una maggiore capacità di contemplazione, una conoscenza diretta più copiosa ed una comprensione delle realtà sublimi più perfetta.
Per contro, i loro atti devozionali sono meno numerosi di quelli dei loro predecessori. Le genti del passato compivano più doveri spirituali ma hanno ricevuto meno occasioni di rimozione del velo e aperture spirituali, eccezion fatta per i Compagni del Profeta, fra i quali c’era chi riassumeva in sé tutte queste qualità.
Dunque, si può sintetizzare la questione dicendo che nel passato avevano predominanza il compimento dei doveri devozionali e dunque la prassi, mentre nel presente ha predominanza la scienza nel senso di investigazione alla scopo di conoscere, predominanza che continuerà ad aumentare fino alla seconda venuta di Hazret Isa (Gesù), fino a raggiungere il punto in cui una sola preghiera fatta da uno dei nostri contemporanei sarà equivalente a tutti gli atti di adorazione compiuti in un’intera vita dai nostri predecessori.
Lo stesso Profeta Mohammed, rivolgendosi ai suoi contemporanei, ha detto che chi fra coloro i quali affronteranno la Fine escatologica (dunque genti del futuro rispetto al momento in cui sono state pronunciate queste parole) compirà i propri doveri spirituali, riceverà una ricompensa equivalente a quella di cinquanta persone che compiono gli stessi doveri come coloro i quali a cui si stava rivolgendo in quel momento.
Rifacendoci all’Hadith e ripensando a quanto detto fin’ora da Ibn ʿArabī, dobbiamo tenere presente che Ibn ʿArabī stesso si considerava già parte delle genti del futuro così come intese dal Profeta. Il quesito che sorge è a proposito di quale sia il punto critico fra la predominanza degli atti di adorazione e la predominanza della conoscenza, ovvero quando gli uni hanno iniziato a diminuire a favore degli altri.
Una risposta è forse nella figura di Ibn ʿArabī stesso, in quanto Sigillo della Santità Mohammediana. Se invece dell’immagine del sigillo, una sorta di chiusura ermetica, utilizziamo la metafora della luna, con le sue fasi di luna crescente e luna calante, possiamo vedere in Ibn ʿArabī una luna piena, un momento apicale del ciclo lunare, che porta a conclusione una fase e ne inaugura un’altra, come infatti simbolicamente la fase della luna calante conduce all’arrivo dell’Ora.
Dunque, se Ibn ʿArabī segna la fase di passaggio fra luna crescente e luna calante, dobbiamo necessariamente constatare l’imminenza dell’Ora ed i segni che tradizionalmente ci sono stati indicati come premonitori di questo arrivo, nella fattispecie Ibn ʿArabī si sofferma sull’apparizione delle proprietà del mondo immaginale intermedio.
La comparsa nel mondo grossolano delle proprietà peculiari al mondo immaginale, ovvero al mondo psichico e sottile, è dovuta al fatto che si avvicina la fine dei Tempi, in arabo al-zamān. Si manifestano quindi le leggi che altrimenti regolano il mondo intermedio (ḥukm al-barzakh).
In due diversi Hadith vengono riportati alcuni di questi segni, ad esempio un albero dotato di parola. Il Profeta si domanda se questo non sia dovuto all’effetto della manifestazione della Dimora dell’Aldilà. Si sta discutendo quindi del mondo immaginale, il regno dell’immaginazione attiva e autonoma e delle immagini permanenti, una dimensione analoga a quella dei sogni, un piano spirituale dei corpi sottili. La manifestazione nel mondo secolare di tali proprietà non potrà che aumentare con l’avvicinarsi dell’Ora.
Trovandoci dunque in questa fase particolare, dovremmo assistere o aver assistito ad un aumento della conoscenza. Questa conoscenza (‘ilm) richiede dei depositari, dei ricettacoli, che la concretizzino, la preservino e la trasmettano.
Quando, fra le genti della stessa epoca, il numero dei depositari aumenta, la conoscenza si distribuisce fra essi. Il numero dei depositari aumenta grazie alla proliferazione del compimento giusto e virtuoso dei propri doveri, parliamo infatti di una conoscenza peculiare e propria dei giusti (ʿilm al-ṣāliḥīn).
Bisogna aggiungere che non solo tale conoscenza era meno densamente distribuita fra i nostri predecessori, ma chi la possedeva non lasciava che essa si manifestasse apertamente, avendone infatti completo controllo.
Con la corruzione delle genti e dunque con un compimento meno puntuale dei doveri devozionali, il numero dei depositari diminuisce, ma i giusti ne ricevono in maggiore quantità, ereditandone anche la porzione dei corrotti. In tempi più recenti, infatti, chi riceve questa conoscenza ne riceve una quantità tale da non poter fare a meno di manifestarla, come acqua che trabocca da un ricettacolo, e non per una mancanza di controllo da parte del depositario, bensì per la sua saggezza, che gli impone di adeguarsi a tempi in cui la diffusione della conoscenza diventa sempre più necessario.
L’assunto implicito in questa spiegazione è che non è la quantità di conoscenza a cambiare, bensì solo la densità con la quale si distribuisce. I Maestri che oggi sono depositari di questa densa conoscenza assumono anche un’accresciuta responsabilità nei confronti della fiducia divina che è stata loro accordata (amāna).
La fase crescente della Santità Mohammediana corrisponderebbe al perfezionamento della conoscenza, culminante nella perfetta armonia fra conoscenza e “messa in pratica”, concretizzata nello stesso Ibn ʿArabī. La fase calante vorrebbe una riduzione della capacità di compiere doveri devozionali, corrispondente ad una diminuzione della capacità di concretizzare la potenzialità della conoscenza spirituale, riservata ai prescelti.
Sempre in un Hadith, il Profeta ci ha detto di esortarci l’un l’altro a compiere il bene e bandire il male, fino al momento in cui vedremo che l’avidità verrà incoraggiata, che le persone saranno dominate dalle loro passioni, che questo mondo verrà preferito a quell’altro e che ciascuno si compiace delle proprie opinioni.
Bisogna prendersi dunque cura della propria anima, senza preoccuparsi degli altri, perché arriverà un momento in cui resistere alle prove sarà difficile come afferrare carboni ardenti.
Ne possiamo dedurre una tendenza dispersiva, a cui si può controbattere solo ritirandosi e concentrandosi in sé stessi, per sottrarsi all’enorme distrazione e secolarizzazione sotto alla quale crolla la comunità spirituale.






