PARDES - La Strada per il Paradiso


Per comprendere il Tasawwuf, sembra ragionevole iniziare dai testi “didattici”, come potrebbe essere Introduzione al Sufismo, l’interessante scritto di As-Sulamî. Tuttavia, già dall’introduzione (nella versione italiana), scopriamo che, per esempio per descrivere e assimilare la natura del rapporto tra Maestro e Discepolo, il primo rimando è già al Sacro Corano, nello specifico alla vicenda di Hz. Musa e Hz. Al-Khidr descritta nella surat Al-Khaf.

Che cosa significa tutto ciò? Semplicemente, che nei testi sacri, oltre alle istruzioni per la vita terrena e spirituale dei credenti, sono contenuti anche dei messaggi non altrettanto espliciti, rivelazioni di natura iniziatica ed esoterica, le quali però coesistono con altri livelli di interpretazione delle stesse identiche parole.

Quali sono queste diverse interpretazioni celate le une nelle altre? La tradizione ebraica ci insegna il PARDES, un sistema di esegesi dei testi sacri che riconosce quattro livelli di interpretazione.

La parola PARDES è una parola particolare, al contempo sia un acronimo, sia una parola a sè stante, che significa “frutteto” o “giardino”. Quest’ultima versione è una parola di origine persiana, con lo stesso significato, che è giunta fino a noi attraverso il greco ed il latino, mantenendo intatta la sua radice: è diventa, infatti, la parola italiana PARADISO. 
Analogamente, è presente anche in arabo, soprattutto nell’arabo del Corano, dove si trova la parola FIRDAWS, che ha sempre questo significato di giardino paradisiaco.

Ritornando al sistema di esegesi, l’acromino deriva dalle iniziali composte di quattro ulteriori parole:
  • Peshat — "superficie" ("diretto") o significato letterale (diretto).
  • Remez — "allusioni" o significato profondo (allegorico: nascosto o simbolico), oltre al solo senso letterale.
  • Derash — dall'ebraico darash: "indagare" ("ricercare") — significato comparativo (midrashico), come apportato da casi paragonabili, simili, “ciò che dicono i dotti”.
  • Sod — "segreto" ("mistero") o significato esoterico/iniziatico, ottenuto tramite ispirazione o rivelazione.
Al semplice sistema a quattro livelli, si aggiunge una leggenda, contenuta anche nello Zohar, che spiega i quattro livelli e li associa ai quattro fiumi che compaiono nella Bibbia. Nel racconto, quattro santi rabbini ascendono al Cielo (Paradiso/Pardes), per mezzo del Nome Divino, ovvero attraverso pratiche meditative (dhikr) sul Nome Divino. Ben Azzai, primo tra essi, entrò nel Pardes, guardò il giardino e morì. Era entrato nel fiume Pison, acque della bocca che impara il significato letterale della parola divina. Ben Zoma, il secondo, guardò oltre le porte del Paradiso e diventò pazzo. Era entrato nelle acque del Ghicon, il fiume dell’uomo che vede solo il significato allegorico. Acher, il terzo, entrò ma distrusse tagliandole le piante del giardino. Si era immerso nel fiume Tigri, nelle acque dell’indagine comparativa che lo fece diventare eretico, smarrendosi nella moltitudine di significati possibili. Akiva, il quarto rabbino, entrò in pace e uscì in pace: le acque del fiume Eufrate gli permisero di accedere al significato esoterico, entrò nel giardino e ne uscì illeso.

Questo sistema a quattro livelli non è solamente proprio della tradizione ebraica: infatti, non solo ha molte analogie con lo schema allegorico del medievo cristiano ma è anche l’analogo di quanto descritto dall’Imam Jafar Al-Sadiq, Abū ʿAbd Allāh Jaʿfar ibn Muḥammad ibn ʿAlī, il sesto dei dodici Imam. Ci dice infatti:
Il Libro di Allah ha quattro cose: l’espressione letterale (ibara), l’allusione (ishara), le sottigliezze (lataif) e le realtà più profonde (Haqaiq).
L’espressione letterale è per la gente comune (awamm), mentre l’allusione è per l’èlite (khawass); le lataif sono per gli Awliya (Amici di Allah) e le realtà profonde per i Profeti (Anbiya).
L’Imam Jafar Al-Sadiq ci dice che le realtà profonde sono per i Profeti e proprio il Profeta si augura e chiede al suo Signore quanto rabbi Akiva aveva sperimentato entrando e uscendo in pace dal Paradiso.

Nella surat Al-Isra, n. 17, all’ayat 80, infatti, il Profeta chiede di entrare e uscire “in pace” nell’avvicinarsi ad Allah: «Signor mio, fammi entrare con verità/sincerità e fammi uscire con verità/sincerità, e concedimi potere e ausilio da parte Tua». Qesto perchè l’entrata e l’uscita da una stazione del suluq vanno compiute con piena realizzazione della stessa e non solo con conoscenza intuitiva o percezione interiore, che possono essere pericolose (come per gli altri santi rabbini). Nel Corano, in tale versetto è usata la parola SIDQ, da cui SADIQ, ovvero lo stato di chi si spoglia di ogni velleità dell’ego. Se Allah ti dona una stazione, uno stato di conoscenza, questo va gustato senza preconcetti, con sincerità. In tal modo ne si ottiene la piena realizzazione ed ogni illusione frutto di conoscenza dottrinale o intuitiva scompare. L’ayat successivo, n. 81, dice infatti “il Vero (HAQQ) è venuto, ed il falso (BATIL) è scomparso/evaporato. Certo il falso è destinto a scomparire/è effimero”. 

In chiusura, il Corano, all’ayat 82, mette in guardia dall’accedere a questo percorso senza aver ricevuto un patto iniziatico, opprimendo sè stessi limitandosi all’exoterismo: “facciamo scendere dal Corano ciò che appagamento/guarigione (SHIFA) e misericordia specifica (RAHMA) per coloro che hanno la fede (MUAMINYN), ma non dà (il Corano) nient’altro che perdita/perdizione agli ingiusti/oppressori (DALIMIYN)”.

HU!

2 commenti:

  1. Quali possibili traduzioni puö avere la parola: "Pardes?"
    Potrebbe significare anche: "Riverenza?"

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    1. Ci spiace ma purtroppo non parliamo ebraico, non siamo sicuri delle possibili traduzioni alternative oltre a termini quali "giardino, frutteto" e - per estensione - "paradiso".

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