O V Z - Le lettere della Tradizione Sacra al Tempo della Fine

Le lettere O, V, Z sono comparse, separatamente, sui tank russi impegnati nella SMO (Special Military Operation) nei territori ucraini, alle porte della vecchia Europa. Molto moderni occidentali si sono interrogati sul possibile significato di queste lettere senza trarne alcunché. Taluni, completamente bolliti dalla satanica psyop hanno persino visto nella Z una “nuova” svastica, senza peraltro considerare che potrebbe anche esserlo veramente ma non nel senso da loro inteso. Svilupperemo in questo breve articolo gli spunti di riflessione che ci ha accordato il nostro Maestro, declinandoli secondo le espressioni più tipiche dell’esoterismo islamico e cristiano orientale. Ovviamente le osservazioni fatte, oltre a non essere esaustive, hanno anche un carattere intuitivo. Ciò vuol dire che potrebbero, all’apparenza, non essere il “vero” motivo per il quale le scritte sono apparse sui carri armati ma sembrare deduzioni a posteriori. Dal punto di vista iniziatico cosa compaia prima e cosa venga dopo non ha senso poiché tutto è causa seconda e al massimo si può supporre una interdipendenza tra le cause e non una differenza qualitativa. Perciò potrebbe essere che il motivo della comparsa delle fatidiche lettere sia tra quelli di seguito spiegati ma, non di meno, la loro apparizione è legata a tutti gli altri citati, in una indissolubile unità.

Come notato dai più le lettere in esame sembrerebbero appartenere all’alfabeto latino e non al cirillico, correntemente in uso nelle terre russe. Da un veloce confronto (Tabella 1) scopriamo che: alla lettera latina Z corrisponde il segno cirillico 3; alla lettera latina V corrisponde il cirillico B; alla lettera O corrisponde un’analoga lettera anche nell’alfabeto russo. Tre segni dell’alfabeto latino trovano espressione in altrettanti segni di quello cirillico ma, “stranamente”, rimandano a simboli che nell’alfabeto latino hanno un significato tradizionale ben definito. Tanto per dire: il messaggio deve essere chiaro a chi lo riceve!

 

Tab. 1: corrispondenze tra alfabeto cirillico e latino.

Il numero 3 indica, in generale, un ternario e nello specifico della tradizione cristiana proprio la Santa Trinità. Segnaliamo di passaggio che anche l’esoterismo islamico è fondato sul ternario, come lo sono d’altronde il Taoismo e la tradizione indo-tibetana. Certo tutto ciò potrebbe far pensare male i borghesi occidentali: la Trinità su un carro armato! Segno in primis che la piccola Guerra Santa (lo sforzo interiore che gli esseri compiono per difendere la Tradizione Sacra) non è appannaggio del solo Islam e, secondariamente, ci ricorda che Gesù ha detto: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa (Mt. 10, 34-36). E se a qualcuno affiorassero alla mente le seguenti parole di Gesù: “Avete inteso che fu detto: occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Dà a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle” (Mt 5, 38-42) o anche: “Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Lc 6. 27-31), è bene ricordare che quì si parla di grande Guerra Santa, lo sforzo interiore che pertiene al dominio iniziatico e conduce l’essere individuale alla realizzazione spirituale. Quindi è necessario essere nel mondo ma non del mondo o dare a Cesare quel che è di Cesare, a Iddio quel ch’è d’Iddio.

Alla lettera latina V corrisponde, come detto, la B del cirillico. Ma quest’ultima è tanto in un alfabeto quanto nell’altro il primo simbolo grafico della Torah di Mosè, il Pentateuco. Così comincia la Genesi: “Bereshit Barà elohim et haShamaim veEt HaAretz, in Principio, nel Principio, Elohim formò il cielo e la terra. Un raddrizzamento, seppur agli sgoccioli, della Tradizione Primordiale non può che essere un nuovo inizio o ancora un’affermazione evidente del Principio, che attraverso i Suoi Nomi forma nuovi cieli e nuove terre.

La lettera O resta tale sia graficamente che foneticamente in entrambi i tipi di alfabeti. Potremmo riferirci sia a una simbologia cosmica che sottende alla circolarità del tempo sia all’espressione metafisica dello Zero come Divinità in Pienezza. Insomma tutto appartiene a Lui e da Lui tutto discende.

Da un punto di vista più interiore, che pertiene al metodo iniziatico, sappiamo che l’esoterismo islamico, specie quello centroasiatico, si concentra, solitamente, su sette centri sottili disposti come in Figura 2.

 Fig. 2: sette centri sottili dell’esoterismo islamico.

Allo stesso modo in cui i centri sottili dello yoga vengono attivati (o riassorbiti) in un determinato ordine, cosi è, ovviamente, anche nell’esoterismo islamico (Figura 3). In particolare il verso di “percorrenza” dei primi cinque centri è, seguendo i colori: blu, rosso, giallo, nero e verde.


 Fig. 3: ordine di attivazione dei centri sottili dell’essere umano.

Sapendo che ogni centro sottile corrisponde a un profeta ben preciso e limitandoci a uno prospettiva cristica ovvero che coinvolga solamente lo sviluppo spirituale dell’essere sino al centro sottile posto sotto l’egida di Gesù (centro sottile di colore nero) otteniamo il seguente “percorso” (Figura 4): blu, rosso, giallo (passando per il verde) e nero. Si vede chiaramente una Z.


 Fig. 4: ordine di attivazione dei centri sottili secondo una prospettiva cristica.

Dal punto di vista dell’esoterismo islamico il passaggio per il centro sottile verde è di fondamentale importanza poiché posto sotto la protezione del Profeta Muhammad. Nel caso specifico del tragitto a forma di Z si mette in luce l’importanza di Gesù come profeta ma in relazione alla centralità di Muhammad, in quanto Verità essenziale di ogni altro insegnamento esoterico.


 Fig. 5: monogramma di Cristo detto Chrismon o Chi-Rho.

Poiché i centri sottili sono tali indipendentemente dal metodo e dalla tradizione particolare che ne fa uso, li ritroviamo anche in ambito esicasta (l’esoterismo cristiano orientale), tali e quali. Ovviamente in questo contesto non si fa menzione del Profeta Muhammad ma resta valido il percorso a forma di Z che permette il dischiudimento dei centri e l’attivazione delle potenzialità psichiche e spirituali in essi contenute. Prova ne sia il simbolo del Chi-Rho (Figura 5), che si attesta intorno al quarto secolo ed è legato alla leggenda che vede protagonista l’imperatore Costantino alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio contro Massenzio (312 d.C.). Si tratta di una combinazione di lettere dell'alfabeto greco che formano un'abbreviazione del nome di Cristo. Di natura solare, spesso iscritto in un cerchio, è uno dei principali cristogrammi. Il simbolo si compone di due grandi lettere sovrapposte, la 'X' e la 'P'. Corrispondono, rispettivamente, alla lettera greca 'χ' ('chi', che si legge kh, aspirata) e 'ρ' ('rho', che si legge r). Queste due lettere sono le iniziali della parola 'Χριστός' (Khristòs), l'appellativo che Gesù, che in greco significa 'unto' e traduce l'ebraico 'messia'. Ai lati di queste due lettere se ne trovano molto spesso altre due: una 'α' e un 'ω', alfa e omega, prima e ultima lettera dell'alfabeto greco. Come ogni simbolo si colloca all'interno delle più ristrette vie di realizzazione regali in vista dell'ottenimento dello stato edenico di uomo primordiale.

Nell’esoterismo cristiano siro-palestinese ed egiziano delle origini non è un simbolo che ha preminenza nel metodo ma indubbiamente potremmo dire che in esso ritroviamo i centri sottili tipici dell’esicasmo greco-anatolico e poi russo. Non dobbiamo sorprenderci che questi siano gli stessi dell’esoterismo islamico. Basta osservarlo attentamente (Figura 6) per avvalorarne la coincidenza.


 Fig. 6: il monogramma di Cristo e i centri sottili.

Solitamente i centri sottili alla base del metodo esicasta, rispetto alla figura umana, sono posizionati: nell’ombelico (il manipura dello yoga indiano), in figura rappresentato da un rettangolo grigio; nel cuore, corrispondente al cerchio verde (che nell’esoterismo islamico è, lo ricordiamo ancora, sotto l’egida del Profeta Muhammad); nella gola (cerchio bianco); nel punto della fronte tra le sopracciglia (stella di re Davide), che rappresenta la mente e, per certi versi, l’intelletto seppur nella sua forma parziale. È interessante notare che vi è un collegamento diretto tra questi due ultimi centri (l’arco della rho centrale) e ciò indica come la rammemorazione divina permetta il controllo e il riassorbimento dei soffi vitali sottili nella mente e, successivamente, quella che viene detta la discesa della mente nel cuore, la perfetta purificazione mentale. Nell’esicasmo i pensieri che non riflettono la Luce Divina sono del tutto satanici e quindi vanno strenuamente combattuti con l’azione continua della Preghiera del Cuore.  

Ritroviamo la lettera O nel cerchio che contiene il monogramma e che si riferisce al centro sottile che nell’esoterismo islamico, attraverso la stessa simbologia circolare, concerne l’intero aggregato psico-fisico (qalib) purificato. Corrisponde alla fontanella del cranio (brahmarandhra) dello yoga e dunque al raggiungimento dello stato primordiale e alla conseguente apertura contemplativa, tramite l’intelletto, verso i mondi paradisiaci. Altresì il raggiungimento del centro dell’essere individuale corrisponde alla presa di coscienza dell’intera circonferenza con un notevole grado di analogia tra i punti della periferia e il centro stesso del cerchio. Ancora possiamo vedere la O come il limite delle esistenze sublunari. Al di là della sfera lunare si estende il reame nascosto della via degli dei (devayana, Janua coeli) e l’immortalità virtuale: nuovi cieli e nuove terre, come si diceva prima, ma in senso iniziatico. Di sfuggita notiamo che qualora prendessimo in esame il cerchio del Chi-Rho in relazione alle lettere alfa e omega che compaiono nel monogramma potremmo estendere la realizzazione simbolica all’estremo limite dell’Universale (il cielo e la terra passeranno ma le Mie parole non passeranno (Mt. 24, 35; Mc. 13, 31; Lc 21,33), Io sono l'alfa e l'omega, il primo e l'ultimo, il principio e la fine (Ap. 22, 13)).

La lettera V non fa che riassumere quanto poc'anzi detto: indica le due vie, quella divina e angelica (devayana, Solstizio invernale di San Giovanni Evangelista, Juana coeli), che conduce agli stati superiori dell'esistenza, e quella dei padri (pitriyana, Solstizio estivo di San Giovanni Battista, Juana inferni) che rivolge l'essere individuale dell'iniziato, non ancora del tutto purificato, a un ulteriore pellegrinaggio nel basso mondo raccolto entro la sfera lunare.

La V è anche legata ai centri sottili. Facendo riferimento alle sette chiese di matrice giovannea, che si trovano nel libro dell'Apocalisse di San Giovanni Evangelista, possiamo trovare il collegamento. Tale libro ha natura profetica, in senso eminentemente islamico, in quanto, pur se riferito all'ambito prettamente iniziatico, è rivelato per tramite di un angelo (Rivelazione di Gesù Cristo che Iddio gli diede per render noto ai suoi servi le cose che devono presto accadere e che egli manifestò inviando il suo angelo al suo servo Giovanni (Ap. 1, 1-3)), come del resto il Nobile Corano. Le prime sette comunità cristiane anatoliche sono: Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea (Ap. 1, 11).

 Fig. 7: le sette chiese della cristianità e la lettera V.

Immaginando di inginocchiarci nel polo Nord terrestre (prospettiva polare) e tracciare dei segmenti che congiungano le sette chiese, seguendo l’elenco di San Giovanni, otteniamo la lettera V (Figura 7). Ciascuna chiesa altro non è che un centro sottile che trova piena corrispondenza con le sette nufus dell’esoterismo islamico e i sette chakra dello yoga. Dopo la purificazione dei primi tre centri l’essere individuale, a partire dal quarto (anahata, nello yoga; nafs al-mutma’inna nell’esoterismo islamico), compie un rivolgimento spirituale che lo conduce a puntare la sua visione interiore verso la Divinità e non già più a questo mondo. Anche il simbolo grafico V è conforme a tale cambiamento di prospettiva.

Il primo centro sottile, Efeso, è invece quello che contiene in potenza tutti gli altri, l’inizio (che è tale grazie all’iniziazione), il nocciolo di immortalità (Luz, nella tradizione ebraica: una particella corporea indistruttibile, rappresentata simbolicamente come un osso durissimo, particella alla quale l'anima rimarrebbe legata dopo la morte e fino alla resurrezione) che, nello yoga, viene chiamato radice (muladhara) e prende corpo nell’osso coccigeo alla base della spina dorsale (simbolo della sushumna). La città di Efeso è il primo e sintetico centro di immortalità, sebbene virtuale. A questo luogo viene tradizionalmente associata la vicenda dei sette compagni della caverna descritta nella sura al-kahf, la diciottesima del Corano. La caverna è il simbolo del qalib (la lettera O summenzionata) sopra all’ingresso della quale vi è un tracciato (al-raqim) che evidentemente, in ambito cristiano, è la V dell’itinerario iniziatico che i sette compagni dormienti intraprendono in quanto rappresentanti delle sette chiese giovannee. Al momento del risveglio uno di loro viene mandato fuori dalla caverna, il settimo, la chiesa di Laodicea, espressione delle possibilità dell’intelletto contemplativo ma anche dei pericoli della controiniziazione. La sura della Caverna nomina anche un cane, il cui nome extracoranico è Kytmyr, un guardiano della soglia, un protettore vivente, lui solo sveglio tra i dormienti, al quale ci si affida. Questi è il maestro spirituale (staretz, shaykh, guru). Nell’economia spaziale del cristianesimo antico è rappresentato dell’isola di Patmos, luogo del soggiorno di uno dei maestri per eccellenza, quel San Giovanni Evangelista guardiano della via divina solstiziale (Janua coeli) e profeticamente guidato dagli angeli d’Iddio.

Ritroviamo ancora una volta la lettera V nei gesti iconici delle mani (mudra, nell’esoterismo indo-tibetano; niyaz, nell’esoterismo islamico) del Cristo (Figura 8). La scienza sacra a essi associata è detta chironomia.

 Fig. 8: indice e medio, di solito leggermente divaricati, formano una iconica lettera V.

Nell’età antica, specie nel mondo greco-romano ma anche, per esempio, in quello arabo preislamico, i gesti delle mani avevano una connotazione sia esoterica che exoterica. In questo secondo caso rientrano le posture adottate dagli oratori (Figura 9). Questa arte ha un aspetto più interiore, se vogliamo, che si prefigura nelle scienze del trivio (grammatica, retorica e dialettica), idealmente associate alla realizzazione spirituale dei primi tre centri sottili annoverati tra i sette totali sopra citati. Per una sorta di analogia inversa le arti triviali si trovano al posto più basso quando invece la Parola e ciò che la accompagna è il veicolo dell’espressione profetica e in senso supremo rimanda al Logos Divino (la Verità Muhammadiana, al-haqiqa al-muhammadiyya). Al trivio si aggiunge poi il quadrivio (aritmetica, geometria, musica e astronomia) in preparazione agli aspetti contemplativi tipici dell’uscita dalla caverna.

  

  Fig. 9: I gesti degli oratori.

La chironomia è l'arte dei gesti delle mani a sostegno dell'oratoria o della trasmissione di un senso esoterico che esclude i profani. Ecco alcuni gesti delle mani, usati nell'iconografia tradizionale, e i rispettivi significati che rimandano alle lettere dell’alfabeto, oggetto di questo studio nel senso più ampio:

  •   ICXC – Iniziali di Cristo (Figura 10)

 Fig. 10 : Gesto di benedizione di Gesù Cristo.

Il gesto di benedizione compiuto da Cristo, oltre a dare forma alle lettere, trasmette anche verità dottrinali. Le tre dita usate per scrivere la I e la X rappresentano anche la Trinità, l'Unità divina in tre ipostasi: Padre, Figlio e Spirito Santo. L'atto avvicinare il pollice e l'anulare fino a toccarsi non solo dà forma alla lettera C ma simboleggia anche l'unione della natura divina e umana nella persona di Cristo.

La "mano benedicente" è uno dei gesti delle mani più comunemente raffigurati nelle icone ortodosse orientali. Una specifica disposizione delle dita (Figura 11) forma le lettere "IC XC", che stanno per la prima e l'ultima lettera delle parole greche IHCOYC XPICTOC, Gesù Cristo. Così, la mano che benedice riproduce il Nome di Gesù. Tuttavia, poiché questo gesto proviene dai tempi antichi è spesso associato all'oratoria classica e significa che l'oratore dirà qualcosa di importante. Ciò può essere applicato a tutte le icone di Gesù Cristo e dei suoi santi.


Fig. 11: La benedizione del Pantocratore, signore del mondo.

  •   Indicazione di un testo specifico

Fig. 12: Gesto che indica un testo o un passo specifico.

Questo gesto (Figura 12), che si compie avvicinando il medio e l'anulare al pollice, viene utilizzato per indicare o enfatizzare parti specifiche del testo o un messaggio.

  • Indicazione dell'inizio del discorso o del sermone

Fig. 13: Gesto di inizio del discorso o del sermone.

In questa particolare posizione il gesto della mano forma le tre lettere O, V e Z (Figura 13).

  • Gesto dell’oratore (Figura 14)

Fig. 14: Gesto dell’oratore


  • Il palmo dei Giusti

Fig. 15: Santa Matrona di Mosca.

Coloro che hanno vissuto vite sante e rette sono spesso raffigurati con un gesto caratteristico: un palmo aperto rivolto verso colui che prega (Figura 15). I palmi delle mani sono aperti verso l’orante per denotare la sincerità e l'assenza di pensieri o sentimenti malvagi nel cuore del santo.

  • I palmi aperti all’altezza del petto


Fig. 16: Il gesto di richiesta a Dio e di ricezione della Sua Grazia.

I palmi aperti tenuti all'altezza del petto hanno due significati: il primo indica una preghiera a Dio; il secondo l'accettazione della Grazia Divina.

  • La mano sul cuore

Fig. 17: Il gesto dei santi della mano sul cuore.

Il gesto della mano sul cuore significa che la persona raffigurata ha trascorso molto tempo in preghiera sincera rivolta a Dio, il che la mette alla pari con gli antichi eremiti. Vuol dire che il Santo raffigurato è tale grazie alla Preghiera del Cuore.

  • Le braccia incrociate sul petto

Fig. 18: Santa Maria d’Egitto nel gesto di pentimento e sottomissione.

Questo gesto ricalca la croce di Sant'Andrea ed è simile a quello usato dai cristiani ortodossi quando vanno a ricevere la Santa Comunione. Significa pentimento, sottomissione, umiltà e fedeltà a Cristo. Significa anche che il Santo ha superato tutte le sue prove. Un esempio di questo gesto è in questa icona di Santa Maria d'Egitto (Figura 18), la cui vita ascetica fu un atto di pentimento.

  • Il dito indice che punta verso l’alto

Fig. 19: Il gesto dell’attenzione.

Nei tempi antichi, questo era il gesto per attirare l'attenzione del pubblico (Figura 19).

È proprio nell’arte sacra delle iconografia che ritroviamo infatti le tre lettere O, V, Z, eccezionalmente tutte assieme (esempio in Figura 20). Il lettore attento avrà già notato nelle precedenti immagini (Figure 10, 14 e 16) che sull’aureola di Gesù compaiono tre grafemi.



Fig. 20: Immagine Acheropita (fatto da mani non umane) del Messia.
Iconografia ortodossa tradizionale nell'interpretazione di Simon Ushakov (1658).

Siamo così abituati a vedere i tratti di Gesù nelle icone che non ci occupiamo più di loro, pensando che siano sempre stati lì, come li vediamo noi, dandoli per scontati. Abbiamo forse dimenticato che dietro ogni segno c'è un significato da scoprire e riscoprire. Così è per le tre lettere greche che si trovano nell'aureola cruciforme di Cristo.

Queste lettere formano il participio presente (ὤν) del verbo greco essere, con un articolo determinativo maschile singolare (ὁ). Una traduzione letterale di Ὁ ὬΝ sarebbe "l'essere uno". "Colui che è" è una traduzione migliore. Queste parole sono la risposta che Mosè ricevette sul monte Sinai quando chiese il nome di colui al quale stava parlando. In ebraico colui che parlava diceva yahweh, che è anche un participio presente. I traduttori greci della Bibbia ebraica trascrivono la parola yahweh con Ὁ ὬΝ. È interessante notare che la lettera maiuscola sulla destra (Ν) è, per altro verso, una Z, quella iniziale (O) è semplicemente una O, mentre l’ultima (Ὤ), maiuscola quì, viene scritta nelle icone con il carattere minuscolo (ὤ) e può essere assimilata alla V.

Dal punto di vista dell’esoterismo islamico non vi è alcun dubbio che lo spirito profetico sia lo stesso identico spirito di Allah nella Sua Eterna Coscienza. Ecco perché in quest’ottica assumono un’importanza capitale i quattro famosi versetti biblici: Iddio ha detto a Mosé: “Io sono Colui che è” (Es. 3, 14); così dice il re di Israele, il suo redentore, il Signore degli eserciti (Asbaot): "In verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono" (Gv. 8, 58); appena lo vidi; così dice il re di Israele, il suo redentore, il Signore degli eserciti (Asbaot): "Io sono il primo e l'ultimo, fuori di me non vi sono dei" (Is. 44, 6); rispose loro Gesù: "In verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono" (Gv. 8, 58); appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la destra, mi disse: Non temere! Io sono il Primo e l'Ultimo (Ap. 1, 17).

E se è vero che il Profeta Muhammad ha detto: "ero Profeta quando Adamo era ancora tra l'acqua e l'argilla", ciò non toglie che la stessa profezia sia solo il manto della santità universale testimoniata dall’Imam Ali (“ero santo [wali] prima che Adamo fosse creato”), da Pir Ahmad al-Rifa’y (“ero santo [wali] prima che Adamo lo fosse”) e da tutti gli intimi d’Iddio (awliya) in tutte le tradizioni.

Abbiamo inoltre trovato un riferimento che lega l'apparizione di Ὁ ὬΝ alle controversie palamitiche della metà del XIV secolo. Titos Papamastorakis, nella sua opera "Nostra Signora Brephokatousa", dice questo: “L'iscrizione Ὁ ὬΝ (Colui che è) sull'alone di Cristo è tipica delle raffigurazioni del XIV secolo e in particolare dopo la metà del secolo, quando il movimento esicasta fu ufficialmente accettato dalla Chiesa ortodossa.” Sarebbe interessante sapere il ragionamento che ha condotto questo autore a suggerire un legame tra l’esicasmo e la Ὁ ὬΝ.

Questa particolare iconografia non si esteriorizza nell’arte cristiana sino all’undicesimo secolo. I primi esempi di Ὁ ὬΝ nell'aureola di Cristo apparvero in Egitto nel 1130 e in Nubia nel 1150. È improbabile, a causa dell'isolamento di questi paesi in quel momento storico, che queste immagini abbiano avuto qualche influenza sul resto della cristianità.

La nostra ipotesi è che la Ὁ ὬΝ nell'aureola di Cristo veda la luce nei Balcani nei primi secoli del secondo millennio e si diffonda successivamente in Grecia (Monte Athos) e Russia. Molte testimonianze storiche indicano che a quel tempo la Chiesa ortodossa combatteva contro l'eresia bogomila, una setta dualista che rivaleggiava con la Chiesa costituita. I Bogomili, tra le altre cose, rifiutavano l'Antico Testamento, dicendo che era la rivelazione di un dio malvagio, e accettavano solo il Nuovo Testamento, rivelato da un dio buono, il Padre di Gesù. L'affermazione teologica in risposta a queste deviazioni diventa ovvia: colui che vediamo nell'immagine, Gesù di Nazaret, che fu crocifisso, che morì e fu risuscitato dai morti, questa stessa persona è proprio la stessa che disse a Mosè sul monte Sinai che si chiamava Yahweh (Ὁ ὬΝ).

Proprio in questi giorni, al Tempo della Fine, viviamo la stessa battaglia contro l’eresia, combattuta dalle forze della Tradizione Sacra riunite assieme, come le lettere O,V, Z delle icone, sotto i vessilli dell’Armata Rossa. Cristiani ortodossi, musulmani e buddhisti (le tre tradizioni che caratterizzano la Federazione Russa) combattono le orde di Gog e Magog, impersonate dai demoni occidentali in forma umana. Quegli stessi che, come i dualisti, non fanno altro che dividere i buoni (loro) dai cattivi (gli altri) arrogandosi una prerogativa divina che presto o tardi giungerà a compimento alla Fine del Tempo. Le lettere della tradizione, OVZ, scritte separatamente sui tank russi ritornano alla loro unità primordiale nel momento in cui è tutto un esercito a muoversi e a combattere per un raddrizzamento provvidenziale, per rinsaldare la muraglia di Dhu-l-Qarnayn fino a "quando verrà la promessa del mio Signore sarà ridotta in polvere. La promessa del mio Signore è veridica! In quel Giorno lasceremo che calino in ondate gli uni sugli altri. Sarà soffiato nel Corno e li riuniremo tutti insieme. In quel Giorno mostreremo l'inferno ai miscredenti che hanno avuto gli occhi velati di fronte al Mio Monito e che non potevano udire" (Corano; Sura della Caverna 18; 98-101).

Nessun commento:

Posta un commento